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[BRESCIA]: 25 APRILE PER NUOVE BATTAGLIE DI LIBERTA’

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[BRESCIA]: 18 MARZO 2017

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[BRESCIA]: 16 MARZO 2017

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[BRESCIA]: BANDITI DELL’ALTA FELICITA’

FACCE RIBELLI

di Valerio Evangelisti

Una mostra fotografica di sole facce, giovani o anziane, per lo più serene e ridenti. L’idea, all’inizio, ha sconcertato anche me, poi ho capito. Questi sono i rivoluzionari italiani del XXI secolo, i nuovi partigiani.

La definizione pomposa meraviglierebbe anche loro, eppure non ne vedo di migliori. Certo, non corrispondono all’iconografia tradizionale del sovversivo. Non hanno armi (salvo, talora, bottiglie e lattine che potrebbero divenire corpi contundenti; ma scorgo più l’intenzione di vuotarle che di lanciarle), indossano magliette e non mimetiche, sembrano la gente più innocua del mondo. State attenti, non lo sono.

Da più di vent’anni, gente così ostacola la manomissione del territorio in cui abita, fino a essere letta da governi d’ogni colore come un problema nazionale. Ha subito violenze, carcerazioni, pene pecuniarie che somigliano a un furto. Ha provato sulla propria pelle tutto un armamentario normativo ottocentesco, dal domicilio coatto a surrogati del confino. C’è chi ha perso il lavoro e persino la vita. C’è chi è stato diffamato e chi è stato bastonato a sangue. Eppure sono ancora lì.

Contro di loro, contro queste facce un po’ ingenue e un po’ sfigate, spesso furbette e ironiche, ci si sono messi tutti. Cupole di magistrati alla ricerca ossessiva del terrorismo su cui costruirono la loro fama, giornalisti specializzati nella confezione di menzogne raffinate, potenti gruppi industriali, politici impegnati in ciò in cui non credono, e credono in quel che non è confessabile.

Una seconda mostra andrebbe dedicata alle facce di chi combatte i No Tav. Abbondano i profili grifagni e gli occhi da squalo, ma soprattutto i tratti molli del burocrate. Nessuna allegria in costoro. Solo la volontà fanatica di schiacciare la disobbedienza, di uniformare vite e coscienze a un dominio infondato eppure assoluto. Credo quia absurdum, diceva un padre della Chiesa. Ecco, è questa la regola a cui piegare la pericolosa indisciplina, prima che dalla Valle di Susa contagi il paese.

La partita impostata dal potere travalica ogni razionalità. Nella linea Torino-Lione ad alta velocità non crede più nessuno. Ogni tanto qualche suo fautore lo ammette. Devastare una valle antica, forare montagne per trarne veleni, sconvolgere un’economia piccola ma prospera e paziente, non ha ricadute economiche concrete, nemmeno a lunghissimo termine. La posta del conflitto è tutt’altra. E’ dimostrare con la forza che la volontà di chi comanda è indiscutibile, per quanto balordi siano i suoi fini. Noi abbiamo le armi e il potere, voi no. Dunque tacete, o pagherete in sangue e libertà.

Dietro chi vuole il Tav sta un potere smisurato. Connubi tra governi sovrannazionali, sostegno di una sinistra “cooperativa” dimentica delle proprie origini e dei propri ideali fondanti, calcoli di profitti fatti sulla carta unta del salumaio. In fondo, la tratta ferroviaria da costruire in un futuro incerto, che mai gli attuali protagonisti vedranno, è argomento secondario. Quello primario è punire i riottosi, in nome di istituzioni legittimate da una fantomatica “democrazia”. Trucco col quale, diceva Rousseau, a scadenze fisse il popolo nomina i propri tiranni.

A uno schieramento preponderante, e in apparenza invincibile, il popolo No Tav ha opposto ciò che si vede in queste foto. Il modello Gavroche tratteggiato da Victor Hugo. Quello dello scanzonato ragazzetto che irride alle norme e fa, della propria disinvoltura, l’unica, credibile “legalità”. Pronto a sbeffeggiare i potenti e a combatterli sulle barricate. Disarmato (non sempre) ma temibile, nel suo sottrarsi alle falangi decerebrate dell’ordine costituito.

La Valle di Susa è piena di Gavroche, di ogni sesso e di ogni età. Riottosi e astuti, coraggiosi e realistici. Sono eroi? No, sono altro. Guardate i loro volti, studiate le loro espressioni e capirete. Vi sarà chiaro anche perché il potere vuole eliminarli a ogni costo. Con il rivoluzionario addomesticabile, portatore di ideologie formalizzate, si può in qualche modo discutere, arrivare a compromessi. Con il ribelle no. E’ lui il rivoluzionario vero.

  

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CARMINE RESISTENTE 2017

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[BRESCIA]: al fianco dei compagni colpiti dalla repressione

Un sistema sociale per gran parte fondato sull’inumana ottusità di un apparato legale ideato per soddisfare il tornaconto di un potere che calpesta e umilia i più deboli, non può che produrre miserie e violenze.
E in un simile sistema sociale, chi si batte per i diritti di tutti e tutte, chi ancora si ostina a percorrere “in direzione ostinata e contraria” la strada della solidarietà, non può che apparire come un fuorilegge. Lo scorso 14 febbraio il tribunale di Brescia ce ne ha data l’ennesima conferma, infliggendo tre pesanti condanne ad altrettanti militanti della lotta antisfratti che agisce a Brescia e provincia; tutto questo per aver tentato di difendere strenuamente una famiglia costretta a vivere in condizioni disumane. Chi sono i criminali? I compagni e le compagne che si battono affinché chiunque possa avere il diritto di vivere degnamente, o i banditi dai mille volti che per i loro sudici interessi producono tutti i giorni soprusi e brutalità?
Non si può non pensare all’orrendo controsenso di un sistema impregnato di violenza e repressione, e che tuttavia esige dalle proprie vittime obbedienza, silenzio e disciplina. Come Rete Antifascista non possiamo che essere al fianco dei compagni colpiti dalla repressione di una legalità che contrasta con le leggi della coscienza, del cuore, della solidarietà, dell’umanità; e siamo contro una società che qualcuno vorrebbe soltanto improntata al disprezzo, una società per la quale è normale che il tragico spettro fascista possa godere di spazi in cui organizzare e pianificare il proprio odio; in definitiva, non possiamo che schierarci contro un sistema assurdo che punisce i solidali, che penalizza gli oppressi e sovente gratifica gli oppressori.
 

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[BRESCIA]: MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

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[BRESCIA]: PRESENTAZIONE LIBRO

martedì 24 gennaio, alle ore 20.30 si svolgerà la
presentazione del libro
Fascisti del Terzo Millennio. Per un’antropologia di Casapound.

 alla presenza dell’autrice Maddalena Gretel Cammelli (ricercatrice antropologa) e di Elia Rosati (collaboratore didattico dell’Università di Milano).

L’iniziativa è ospitata presso il Caffè letterario Primo Piano, vicolo Beccaria 10 Brescia.

Organizza: Brescia Antifa in collaborazione con Anpi Brescia-sez. “Caduti di Piazza Rovetta”

Evento Facebook

.Il libro
In questi ultimi anni, varie formazioni di estrema destra – fasciste, populiste o nazionaliste – sembrano aver assunto una maggiore visibilità e capacità di penetrazione politica tra le popolazioni europee. Prodotto dei forti cambiamenti che stiamo attraversando, sintomo di una progressiva frantumazione sociale, tali formazioni si battono sia contro una Unione europea che ha espropriato gli Stati nazionali della loro sovranità, sia in difesa di una presunta identità culturale dell’Occidente, oggi “minacciata” dai crescerti flussi migratori.
Nel nostro paese, una delle espressioni più evidenti e paradigmatiche di una generale deriva sovranista, nazionalista e identitaria, cui assistiamo in questi anni di crisi economica e sociale, è sicuramente rappresentata da CasaPound. Studiarne pertanto la struttura, la cultura e l’azione, come si propongono queste pagine – che raccolgono anche le ragioni di appartenenza espresse dai suoi militanti -, costituisce un contributo importante alla comprensione di una cultura politica che va ben al di là di coloro che la rivendicano apertamente definendosi “fascisti del terzo millenio”. Dall’osservazione e dall’analisi antropologica di un caso concreto, cogliendone le peculiarità, analizzandone la matrice culturale, il programma politico, le forme della militanza e le tensioni che lo attraversano, emergono in realtà molti degli elementi che in vario modo e in forme diverse connotano i sentimenti e i comportamenti di una parte sempre più consistente delle nostre società, prese nel gorgo di una trasformazione di cui è difficile cogliere il profilo e prevedere gli esiti.

l’autrice
Maddalena Gretel Cammelli ha conseguito il dottorato di ricerca in antropologia presso l’École des Hautes études en Sciences Sociales di Parigi e l’Università di Bergamo. Si occupa principalmente delle forme contemporanee di razzismo e di fascismo, di migrazioni e integrazione, di movimenti sociali e violenza politica.

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COMUNICATO DELLA RETE ANTIFASCISTA DI BRESCIA CON TUTTI GLI IMMIGRATI: SOLIDARIETA’

COMUNICATO DELLA RETE ANTIFASCISTA DI BRESCIA
CON TUTTI GLI IMMIGRATI: SOLIDARIETA’

Lo scorso 4 dicembre abbiamo assistito per la seconda volta nell’arco di un mese
ad un super spot razzista e fascista messo in onda in diretta nazionale da una
nota emittente televisiva.
Il palcoscenico era quello della caserma Serini di Montichiari che a breve ospiterà
130 richiedenti asilo in attesa del riconoscimento di status di rifugiato ed in
attesa di essere trasferiti in strutture molto più piccole sparse sul territorio.
La logica della microaccoglienza ha trovato a Brescia la collaborazione di circa
un terzo delle amministrazioni comunali.
Se in altri territori la situazione è divenuta complicata, come ad esempio a Cona,
è perché in Veneto solo un comune su dieci si è dato disponibile all’accoglienza
diffusa. La strada da perseguire è quella della microaccoglienza.
Probabilmente se tutti i comuni bresciani avessero svolto un ruolo attivo non si
sarebbe arrivati all’individuazione della ex caserma Serini quale centro di prima
accoglienz
a e smistamento.
E’ sconcertante che le stesse forze politiche contrarie alla microaccoglienza stiano
oggi alzando barricate ideologiche contro la presenza di richiedenti asilo a Montichiari.
Sconcerta ancor più che lo facciano in modo tanto becero e razzista dipingendo i futuri
“ospiti” della Serini come potenziali criminali.
Questi uomini e donne, in fuga da guerre, persecuzioni e carestie, si ritroveranno
deportati in un lager dopo aver sfidato aguzzini, trafficanti di uomini e viaggi epici,
spesso mettendo a rischio le proprie vite.
Positivo è il lavoro che si è intrapreso a Montichiari ove mettendo da parte logiche di
appartenenza si sta cercando di promuovere cultura della solidarietà attraverso
volantinaggi o il semplice dialogo con i cittadini.
Questi sforzi rischiano però di essere vani se si continua a concedere spazi di agibilità
politica a razzisti e fascisti.
Il fatto che sia presente da alcune settimane un presidio innanzi alla Serini carico di
ideologie antidemocratiche e fuori dal dettato costituzionale è assai grave.
Ancor più grave che Prefetto e Questore consentano tale manifestazione dichiarando
“importante che stiano tranquilli”.
La bomba è innescata: le vere anime del presidio sono gli stessi fascisti che misero in
scacco San Colombano di Collio per un mese, sono gli stessi che se ne vanno in giro a menare
armati di cinghie, sono quelli che fanno inaugurare una delle loro squallide sedi bresciane
ad un pregiudicato e camorrista.
Assurdo invece che ogni richiesta avanzata alla Prefettura di consentire un contatto solidale
tra le organizzazioni di Montichiari ed i futuri “ospiti” della Serini sia stato negato.

IL PRESIDIO FASCISTA E RAZZISTA DELLA SERINI
DEVE ESSERE RIMOSSO!

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SULLO STUPRO DI PARMA

Portiamo il nostro abbraccio alla compagna colpita dalla ferocia della violenza di genere consumata a Parma e dall’altrettanto feroce complicità di chi ha coperto i violentatori e di chi ha girato la testa dall’altra parte.
Vogliamo, innanzitutto, scusarci con lei per la nostra stessa vigliaccheria, per non aver saputo stare dalla sua parte in tutti questi anni, sin dal primo momento in cui emerse la notizia.
Ci sembra irrinunciabile aprire una riflessione tra tutte le compagne e i compagni, per capire come sia possibile che in un ambiente che dovrebbe essere di liberazione, di fiducia e di libertà possa accadere una tale violenza.
Come sia possibile che persone che si ritengono antifasciste possano approfittare della temporanea incapacità di difesa di una persona per aggredirla, tanto più in branco.
Come sia possibile che tutti i presenti in quel momento non abbiano sentito il bisogno di opporsi ad un potere bestiale, facendosene complici.
Come sia possibile che nei mesi successivi si sia potuto fare di quell’atto motivo di scherno, ripetendo così la violenza.
L’essenza dell’antifascismo sta nell’opporsi attivamente ad ogni sopraffazione, sta nello schierarsi senza eccezioni contro ogni potere che asservisce e stare, sempre, dalla parte di chi viene oppresso. Continued…

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[BRESCIA]: antifa parade

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SPIEDO POPOLARE DI AUTOFINANZIAMENTO

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National socialist black metal a Brescia

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[BRESCIA] PRESENTAZIONE LIBRO

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NUOVA AZIONE CONTRO LA MOSTRA “IL CULTO DEL DUCE” DI SALO’

Stamattina alcuni militanti della Rete Antifascista di Brescia hanno contestato nuovamente la mostra “Il culto del Duce” allestita al MU.SA di Salò.

La Rete Antifascista di Brescia non può esimersi dal ritornare di nuovo sul tentativo di fare di Salò ma anche di Gardone Riviera una nuova Predappio.

Infatti questo percorso, iniziato con qualche “amnesia” anni fa da Roberto Chiarini, animatore del Centro Studi della RSI, è proseguito quest’anno con la mostra “Il culto del Duce”, esposizione di teste di varia foggia di crapa pelata, ovviamente senza adeguata collocazione storica, curata dallo storico di destra Giordano Bruno Guerri, il quale, con grande senso storico e civico, voleva inaugurare la sua creatura il 28 maggio, giornata nefasta per la storia dell’Italia “democratica”, e finanziata dal deus ex machina di Brescia e provincia Marco Bonometti, presidente degli industriali bresciani, fascista dichiarato con vanto (il padre era un fucilatore di partigiani) e potremmo dire ‘mecenate nero’ dello sport bresciano presidente dell’An Brescia pallanuoto e patron occulto del Brescia calcio.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine e a questa tragica galleria dell’orrore si è aggiunta un’altra mostra celebrativa del Duce nella RSI dal titolo “La Repubblica a Salò, i 700 mila e 600 giorni di Mussolini – Battimani e sputi, da piazza Venezia a piazzale Loreto, passando per Salò”. Gli organizzatori sono il Movimento Salodiano Indipendente (MSI) e l’associazione Catarsi.

Più interessanti invece alcuni profili dei curatori: oltre a Angela Covili, Manuel Zaina, autore di numerose lettere ‘revisioniste’ ai quotidiani locali, e soprattutto Gianluigi Pezzali, ex consigliere comunale e ex gestore del Caffè Nero, una breve e fallimentare storia.

Gli organizzatori dicono: ”Crediamo di rendere un servizio nell’auspicata collaborazione, non richiestaci ma doverosa, con il Comune, il Centro studi Rsi e il museo Musa”.

La Rete Antifascista di Brescia vive con estrema preoccupazione questo rigurgito fascista e questa sovraesposizione di cimeli del Ventennio in generale, della Rsi e del Duce in particolare, per due motivi: 1) perché ritiene che questo percorso iniziato tempo fa sotto traccia e proseguito sempre più visibilmente e pubblicamente, grazie anche allo sdoganamento di cui hanno goduto le organizzazioni neofasciste negli anni, sia solo un inizio per poter fare diventare di Salò e del Garda una nuova e lucrosa Predappio grazie al turismo becero, nostalgico e nazifascista, come accade nella cittadina Romagnola; 2 ) perché ritiene che l’esposizione continua senza filtri, per non dire revisionista e senza alcuna storicizzazione è deleteria in quanto a questi mostri si possono approcciare tutti, sia chi è già formato e ha i propri strumenti per vedere, comprendere e giudicare ma anche chi non ne ha, come gli studenti, che ricevono dei messaggi sbagliati o errati di un importante e doloroso periodo della nostra storia e del suo lugubre e dannoso protagonista, il fascismo.

Per questo chiediamo a singoli, associazioni, democratici e antifascisti di opporsi a quest’operazione nostalgia con i mezzi che riterranno più opportuni e aderendo alle nostre iniziative.

L’UNICO ‘CULTO DEL DUCE’ È FINITO A PIAZZALE LORETO!!

RETE ANTIFASCISTA BRESCIA

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