Skip to content


CHI SIAMO

La Rete Antifascista Provinciale di Brescia nasce dall’aggregazione di diverse realtà territoriali e da singoli cittadini attivi sul territorio per reagire alla riorganizzazione e alla legittimazione acquisita dal fascismo, sia istituzionale che extraparlamentare e ad alcuni eventi preoccupanti che si sono registrati sul territorio provinciale.

I fatti più eclatanti e pericolosi si sono verificati nella Franciacorta: già nell’autunno 2007, ci furono le prime apparizioni dei filo-nazisti di Forza Nuova a Rovato e cresceva il clima di forte intimidazione legato al riemergere dell’estrema destra anche nella provincia. Nel corso del 2008 alcuni militanti antifascisti rovatesi hanno subito delle pesanti minacce, che sono arrivate all’uso delle armi da fuoco, con alcuni spari contro la vetrina del negozio di persone attivamente impegnate, in particolare, nel promuovere iniziative insieme al Tavolo della pace della Franciacorta.
Episodi come questo non sono stati casi isolati. Nell’agosto del 2008 Ghedi è stata protagonista del tentativo da parte dell’organizzazione neofascista  Casa Pound Italia Brescia (in quel caso si firmava come Associazione Leonessa) di occupare una cascina.
Sono numerose poi, sia nel centro cittadino che in provincia, le scritte contro gli immigrati, inneggianti alla Repubblica Sociale di Salò e alla  strage di piazza della Loggia: quest’ultimo caso aveva destato
particolare indignazione nel marzo 2006 a Brescia e a Chiari. Scritte, certo, ma da non sottovalutare se consideriamo che nel settembre  del 2007 la sede della Cgil di Gardone Val Trompia fu colpita da un
ordigno esplosivo che aveva danneggiato la saracinesca e distrutto la vetrata.

Dal punto di vista culturale e politico la situazione è altrettanto allarmante: politiche securitarie, mancanza di diritti, revisionismo storico e uso politico della storia che legittima il neofascismo. Anche a Brescia, con la giunta Rolfi-Paroli, assistiamo a brindisi leghista con spumante sulle macerie del campo rom di via Girelli; alla proposta discriminatoria e razzista di dare un bonus bebè solo ai figli di genitori italiani; alla commemorazione
neofascista delle foibe in piazzetta Benedetti Michelangeli, tra fiaccole e saluti romani; a convegni propagandistici organizzati dall’associazione nazionalista e irredentista ANVGD o iniziative pseudo-culturali che celebrano il fascismo a cura del Laboratorio Area 27.
Addirittura l’anno scorso, in occasione della giornata mondiale in ricordo delle vittime di violenza e discriminazione delle persone transessuali e transgender,  abbiamo assistito al rifiuto da parte dell’amministrazione comunale  bresciana di consentire l’uso di uno spazio pubblico chiesto dall’Associazione Lily Elbe  per esporre un’opera commemorativa.
Questo solo per citare i casi più allarmanti.
In un clima di paura, tensione e insicurezza sociale, questi episodi vengono ignorati, se non addirittura tollerati. Si crea terreno fertile per ulteriori aggressioni, intimidazioni, anche non dichiaratamente politiche: ultimo solo in ordine di tempo è il caso di Mohamed Chamrani, l’uomo marocchino ucciso il 19 ottobre 2008 da tre ragazzi che prima lo hanno preso a botte e poi lasciato annegare nelle gelide acque del Garda.

Questa rete unisce gli sforzi di realtà già radicate e promotrici di inizative di carattere politico e culturale, come Il Tavolo antifascista della Franciacorta e il Coordinamento antifascista della Bassa Bresciana. A questi si aggiungono i nascenti coordinamenti di Val Trompia, Garda-Valsabbia e Brescia città – hinterland. Tutti organismi che sentono la necessità di rilanciare nell’agenda politica e rispondere sul campo a questi fatti estremamaente preoccupanti quali aggressioni, intimidazioni, occupazioni, attacchi ai diritti, alle libertà e un bieco revisionismo storico.

Un ruolo quindi di denuncia, ma non solo. Ci impegniamo a promuovere e a  valorizzare quella memoria storica che ci contraddistingue. Quella che dal primo esempio di lotta antifascista – gli Arditi del popolo – ad oggi, ha unito intere generazioni nella lotta contro la violenza, l’ arroganza e la sopraffazione che da sempre il fascismo mette in
atto e consolida con il beneplacito del potere.

Altro aspetto fondante è il controllo del territorio, necessario per colmare quel vuoto istituzionale che lascia campo libero alla presenza di squadristi organizzati, balordi che si rifanno al simbolismo fascista, eventi apologetici del fascismo storico o del neofascismo. Un richiamo anche a tutti i cittadini e alle istituzioni a non tollerare più il fascismo , anche se nella sua declinazione “da bar” o “da stadio”.

Ed infine, sollecitare alle proprie responsabilità antifasciste le associazioni, le istituzione e gli enti che tali si definiscono. E collaborare nella difesa della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, grazie al sacrificio dei Partigiani. Un nuovo attivismo, quindi, coordinato e radicato sui territori, per produrre antifascismo culturale, politico, militante.

This is an example of a WordPress page, you could edit this to put information about yourself or your site so readers know where you are coming from. You can create as many pages like this one or sub-pages as you like and manage all of your content inside of WordPress.