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FOTO RICORDO E FOTO SBIADITE

Il giorno 8 luglio, presso in tribunale di Brescia, si è tenuta la prima udienza (altre due sono state fissate il 2 e il 5 ottobre prossimo) del “ processo” di revisione della sentenza avverso la condanna all’ergastolo per la strage di Piazza della Loggia  del 28 maggio 1974, emessa dal Corte di Cassazione il 20 giugno 2017, contro Carlo Maria Maggi (deceduto), ex ispettore del triveneto  di Ordine Nuovo, e Murizio Tramonte, militante di ON ed ex fonte Tritone dei servizi segreti. Non apprezziamo, tantomeno utilizziamo, se non solo come appunto da verificare Wikipedia che, visto il 22/07/2022

indica come esecutori materiali Carlo Digilio (lo Zio Otto armiere di ON), Marcello Soffiati, camicia nera veronese di ON, Ermanno Buzzi, fascista bresciano e il “Tritone” del Sid, militante padovano di ON. Come mandante individua Carlo Maria Maggi. Come mai e perché si è potuti addivenire alla decisone di revisionare la sentenza?

Il 27 luglio 2020, gli avvocati Baldassarre Lauria e Pardo Cellini hanno avanzato istanza di revisione (ammessa di revisione il 15/05/2022) contro la sentenza di condanna all’ergastolo del neofascista padovano.

Precedentemente, nei vari processi, Tramonte era stato assistito legalmente da Mita Mascialino e Marco Agosti. I due penalisti promotori dell’attuale istanza sono anche partecipi nell’organizzazione non governativa “Progetto innocenti”, “dedicata, -si legge nella propria scheda di presentazione- alla revisione degli errori giudiziari e alla tutela dei diritti umani”.

Lauria, oltre che cofondatore e ispiratore, ne è anche il direttore . È inoltre direttore generale della Onlus “Fondazione Giuseppe Gulotta” per la tutela delle vittime del sistema giustizia. Nella sua biografia si specifica che è docente presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, membro del Partito Radicale, promotore dell’iniziativa popolare del Codice Antimafia.

L’altro legale, che affianca Lauria nel patrocinio di Maurizio Tramonte, è l’avvocato Pardo Cellini, anch’egli membro dell’ONG “Progetto Innocenti”, di cui è anche componente del comitato scientifico e copromotore della fondazione “Giuseppe Gulotta”, di cui è direttore scientifico e tesoriere.

La fondazione “G. Gulotta”  nasce per “dare voce agli ultimi, contribuire a rivelare errori giudiziari, ‘creare un contraltare’ allo strapotere giudiziario”.

Presidente della fondazione è lo stesso Giuseppe Gulotta, condannato, il 29 novembre 1989, all’ergastolo per la strage di Alcamo Marina (Tp) del 27 gennio 1976. Nella locale caserma dei CC sono crivellati di colpi due militi dell’Arma. Dieci mesi dopo viene arrestato Giuseppe Vesco, interrogato con metodi poco ortodossi /torture), rivela i nomi dei presunti complici e autori dell’eccidio. Dopo una serie di ritrattazioni e diversi processi ( di ordine e grado) con esiti opposti e contrastanti, viene comminata la “fine pena mai” a Gulotta. Poi grazie alla revisione, ‘ma dopo ventidue anni di carcere’, la cancellazione dell’ergastolo, la riabilitazione e il risarcimento di 6,5 milioni (la richiesta era stata di 56 milioni) da parte dello stato.

Quello che abbiamo cercato di sintetizzare: l’assalto alla casermetta dei CC di Alcamo e drammatiche conseguenze, è stato anche un intreccio perverso di complicità tra forze dell’ordine, nuclei speciali, cosche mafiose, ’famiglie’ di Alcamo e fascisti. Leonardo Messina, collaboratore di giustizia toscano e teste a discarico dei primi arrestati, ammise che già nel 1970 era stato arruolato per partecipare all’assalto delle sedi delle forze dell’ordine di Firenze, in occasione del progetto di golpe del “principe nero” Junio Valerio Borghese. Un mosaico osceno tra arresti, torture, tanti processi, galera e persecuzione di non responsabili e, infine, revisione del processo.

Questa particolare ONG “Progetto innocenti”, ricorda che, dopo la revisione del processo ALKAMA (Alcamo Marina), quello che vede protagonista Murizio Tramonte, è il secondo per importanza (e visibilità diciamo noi) proprio dopo quello che ha visto al centro dell’attenzione Giuseppe Gulotta.

Ma… si parte male, anzi malissimo. Il 28 maggio 2022, giorno del quarantottesimo anniversario della Strage di Brescia, uno dei due legali, l’avvocato Baldassarre Lauria, rilascia questa dichiarazione all’agenzia ADN Kronos: “Maurizio Tramonte è innocente e per la chiave di lettura che faccio delle carte processuali, a mio avviso la strage di Piazza della Loggia non ha una matrice fascista.”

Ripercorrendo le impronte che sono già state di Gabriele Adinofi, militante di Terza Posizione, condannato a otto anni per associazione sovversiva e banda armata, nonché autore di un libello:” Quella strage fascista. Così è se vi pare.”, in cui si tenta, molto maldestramente, di attribuire la responsabilità dell’eccidio a una delle vittime, il Partigiano Euplo Natali.

Oppure accodandosi a quella pletora di questuanti che ritengono gli autori della strage di Bologna: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, e da ultimo, Paolo Bellini, ‘ragazzi’ (ormai molto ex) innocenti.

Del resto, il “cugino” politico di “Progetto innocenti” è quel “Nessuno tocchi Caino” che ha coccolato, e tuttora coccola, Mambro e Fioravanti.

Dopo questo indispensabile (crediamo noi) quadro d’insieme, veniamo alla prova principe che dovrebbe o potrebbe scagionare il coautore della strage. Si tratta di una fotografia che immortalerebbe Maurizio Tramonte in Piazza della Loggia il 28 maggio 1974 pochi minuti dopo l’esplosione della bomba. Rilievi e perizie antropometriche hanno confermato e, anche per questo ma non unico elemento, permesso ai vari gradi di giudizio, per ultimo quello della Corte di Cassazione, di condannare Tramonte-Tritone all’ergastolo.

Riteniamo che sia per condannare oppure per assolvere, non basti il fotogramma o un’istantanea, ma necessitino indizi e, soprattutto, prove.

Nel caso di Tramonte, diversi giudici togati e popolari, hanno ritenuto di averne ricevuto conferma e riscontro.

Rimanere attaccati solo a una foto, è come essere “appesi” a un gancio: troppo poco e troppo pericoloso per l’esito finale di un’indagine, un’inchiesta, una sentenza.

Un altro elemento particolare è che i testimoni a discarico, senza volerne sminuire i ruoli, sono la sorella Manuela Tramonte e la moglie (ex) Patrizia Foletto. Oltre i naturali legami di sangue e parentela, condividevano anche gli ideali politici e, forse, di appartenenza organizzativa? Magari in passato?

Nell’udienza del 8 luglio, le due testimoni hanno smentito in vari modi e con riferimenti anatomici, “neanche nel naso gli somiglia”.

“No,non è lui, lo escludo, mio fratello era cicciottino con i capelli molto corti”.

La moglie ha sostenuto.”Escludo, per la corporatura, per i capelli, perché lo conosco…”.

Ma galeotta fu la barba.

La sorella dice di averlo visto “poche volte con la barba”. La moglie ricorda che “ha portato la barba per tanto tempo”. Delle due donne una è sicuramente mnemonicamente debole oppure ricorda molto male, forse si è confonde…

Un altro elemento a sostegno dell’innocenza di Tramonte è il possesso-disponibilità-utilizzo di una motocicletta.

Infine, perché non fare presente le certezze sciorinate adesso nel corso degli altri processi? Patrizia Foletto ha risposto così: “Come potevo presentarmi da sola? Evidentemente non ci sono arrivata”. Da chi è stata “accompagnata”?  “Per la menzogna non è richiesto l’onere della prova, mentre per ripristinare la verità si”. (C.C,)

Per evitare qualsiasi malinteso, non pensiamo e non riteniamo che pur di avere un colpevole a tutti costi si debba, o si possa, condannare chicchessia pur di trovare un capro espiatorio.

Non possiamo, però, accettare che per “salvare” un bombarolo che quella di Brescia non sia stata una strage fascista.

Zeccagarbugli

 

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