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PER UN TAETTI CHE SE LA SQUAGLIA UN HOBBIT RESTA E BRESCIA AI BRESCIANI PROSEGUE?

La pressione antifascista sull’evento Memorial Simone Riva fa evolvere molto rapidamente la situazione. Tentare di essere sempre attuali e al passo con il mutare di disposizioni della prefettura che mirano a disinnescare l’indignazione e la rabbia dei cittadini, dei tentativi grotteschi della Lega per sfilarsi da qualcosa di scomodo, o lo squagliarsela di Taetti con il suo capolavoro intellettuale e letterario è impossibile. Tuttavia, rimangono punti fermi che nel bailamme generale rischiano di perdersi e passare in cavalleria. Per quanto lo si mitighi, questo evento è un sopruso fascista, operato dall’amministrazione di Desenzano nella persona del sindaco Malinverno, eletto da Fratelli d’Italia e Lega, degno propugnatore del “chi se ne frega” del ventennio.

Ora, in qualsiasi modo andrà a finire sarà una sconfitta della democrazia e dello stato di diritto, perché troppe azioni illegittime e illegali sono passate sopra le nostre teste, comprese le inadempienze della questura e le proteste tardive di partiti e media di massa. L’organizzazione del Memorial comunque fa capo a Brescia ai Bresciani Simone Riva ne era il fondatore con altri fascisti, oltre che essere militante di Forza Nuova. E Taetti e l’editrice Altaforte hanno già riempito le cronache “culturali” e giudiziarie, e Hobbit 1994 è un gruppo nazirock che fa parte della galassia RAC (Rock Againist Comunism). Tutto questo coacervo di sottocultura è la conseguenza di una battaglia culturale abbandonata e per certi versi persa. L’infiltrarsi di mentalità fascistoidi tra amministratori, che usano i loro ruoli per continuare a scardinare l’antifascismo nella totale indifferenza generale in nome della pacificazione, è esattamente criminale quanto la loro sbandierata teoria della “sostituzione etnica” che li ha portati – scatenando paure per i diversi- a consensi elettorali inauditi. Però, loro, i fascisti che vogliono tutto nero, anche il vino ma non la pelle di qualcuno, sono esattamente quello che sono sempre stati sin dalla marcia su Roma: dei servi dei padroni e del capitalismo.

Ricordiamo, in questo momento di moderata soddisfazione per la mobilitazione antifascista in corso, che:

Brescia ai Bresciani nasce, inizialmente, come pagina Facebook nel 2015 e si palesa pubblicamente con una contromanifestazione in città per contrastare l’immigrazione e il corteo dei migranti in lotta del 28 marzo 2015.

Brescia ai bresciani, spalleggiata da rinforzi venuti dal Veneto e da altre città della Lombardia sfila ai confini del centro città cercando sempre di entrare in contatto con il corteo dei migranti e degli antirazzisti, fino a mettere in scena uno pseudo scontro coi loro amici in divisa in via Cavallotti. E finendo col provocare i ‘nemici’ al termine della manifestazione sempre sotto l’occhio ‘vigile’ della Digos. Tra i provocatori Daniele Bedussi, esponente di spicco della Brigata Leonessa, emanazione bresciana del Veneto Fronte Skinheads.

Brescia ai bresciani come Mantova ai Virgiliani, Terra dei padri (Modena) e altre sigle ambigue sono ‘creature’ di Forza Nuova. Gli ispiratori del progetto sono il mai compianto Simone Riva e Andrea Boscolo. L’intento dei due neofascisti è quello di riunire sotto la sigla tutta l’estrema destra locale sulla falsa riga di Brescia Identitaria (network neofascista che si mobilita principalmente in occasione del Giorno del Ricordo il 10 febbraio e in rarissime altre occasioni e raggruppa l’estrema destra da Fratelli d’Italia a Forza Nuova, da CasaPound alla Brigata Leonessa passando per i vari comitati di reduci e nostalgici). L’attività del gruppo prosegue sotto traccia per esplodere in concomitanza con l’omicidio di Frank Serramondi, titolare di un negozio di pizza al taglio alla Mandolossa, l’11 agosto 2015. Le indagini svelarono che gli autori erano due indiani, anch’essi titolari di una ‘pizza al tagliò di fronte a quello di Frank. Il movente però non è quello della gelosia e concorrenza spietata tra negozianti ma svelano un quadro con contorni foschi (anche se ben delineati) fatto di racket e usura, in cui è coinvolto anche uno dei sodali di curva e di ideologia dei simpaticoni dalle teste rasate, Adriano ‘Racca’ Raccagni.

La lunga calda estate di Brescia ai Bresciani continua a San Colombano di Collio, in Valtrompia, dove una struttura alberghiera concede ospitalità (non gratuita) ad alcuni richiedenti asilo.

Nel paese si assistono a scene in stile Ku Klux Klan. Neofascisti e ultrà da stadio camuffati, veri squadristi, assediano l’hotel e tengono in scacco il paese. L’agitazione, da parte dei cerebrolesi, sale quando in paese viene organizzata una manifestazione antirazzista in solidarietà ai rifugiati. Grazie alla benevolenza (verso i nazifascisti) delle cosiddette forze dell’ordine si sfiora ripetutamente lo scontro. La tensione è altissima anche per il verificarsi di azioni di stile mafioso ai danni dei titolari dell’albergo (una bomba carta contro la panetteria del fratello del gestore dell’albergo, spari contro un cavallo di proprietà dei gestori). Tra gli attaccanti sono presenti l’immarcescibile prezzemolino del neofascismo bresciano Andrea Boscolo, il noto ultrà del Brescia Maurizio ‘Chicco’ Baldassarri, Rolando Bonassi anch’esso esponente del (finto)tifo bresciano.

A questa gente il sindaco e la prefettura hanno dato agibilità. E gli altri? Altaforte, Taetti, Hobbit? Ne parleremo da domani.

Antifascismo sempre e subito!

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