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Vendette di Stato, arrestati in Francia 7 ex-guerriglieri politici degli anni Settanta

L’arresto avviene a 20 giorni dall’ultimo incontro tra la Ministra della Giustizia Marta Cartabia e il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, durante il quale la ministra ha chiesto di consegnare a Roma alcuni ex-militanti comunisti della lotta armata in Italia, condannati per atti di terrorismo durante gli Anni di Piombo tra il 1970 e il 1980, appartenenti alle Brigate Rosse, a Lotta Continua o ai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale.
Si tratta di 7 ex guerriglieri politici di estrema sinistra inseriti nel dossier investigativo “Ombre Rosse” arrestati in Francia al culmine di un’operazione preparata da giorni e realizzata in cooperazione dagli ufficiali della polizia italiana a Parigi e dalla direzione antiterrorismo francese.

Fonti investigative rivelano che sono stati condannati all’ergastolo:
– Giorgio Pietrostefani, ex esponente di Lotta Continua condannato a 14 anni, 2 mesi e 11 giorni di carcere con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi.
– Roberta Cappelli
– Marina Petrella
– Sergio Tornaghi, membro delle Brigate Rosse e colpevole di partecipazione a banda armata e concorso nell’uccisione del direttore del Policlinico di Milano Luigi Marangoni e del maresciallo Francesco Di Cataldo,
– Narciso Manenti, dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale e ritenuto responsabile dell’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri.

Sono stati arrestati anche gli ex brigatisti:
– Giovanni Alimonti, condannato alla pena detentiva di 11 anni, 6 mesi e 9 giorni. Conosciuto come la Talpa di Montecitorio in quanto centralinista alla Camera, durante il Processo Moro-Ter era stato condannato a 22 anni anche per il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone. Alimonti deve espiare anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per anni 4 per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici e altri reati.
– Enzo Calvitti, condannato 18 anni, 7 mesi e 25 giorni.

In fuga e ricercati dalla polizia d’Oltralpe ci sarebbero, invece:
–  Luigi Bergamin, militante dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC) e condannato per l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin.
– Maurizio Di Marzio, ex brigatista che partecipò al tentativo di sequestro di un agente di polizia
– Raffaele Ventura, ex-esponente delle Formazioni Comuniste Combattenti.

I sette arrestati compariranno entro 48 ore di fronte alla Procura Generale della Corte d’Appello di Parigi, prima che un giudice stabilisca le misure cautelari come l’arresto o il rilascio condizionale, che rimarranno in vigore fino a che non sarà completato l’esame della richiesta di estradizione.

La decisione di trasmettere alla Procura della Repubblica questi dieci nomi è stata presa da Emmanuel Macron in persona ed “è strettamente in linea con la dottrina Mitterrand” che prevede di concedere asilo agli ex brigatisti “tranne che per crimini di sangue”.

A parlare di “tradimento senza nome da parte della Francia” è Irene Terrel, storica avvocata dei guerriglieri politici italiani, affermando di essere indignata per questa operazione “che assomiglia a una piccola retata” .

Infatti questa cooperazione bilaterale italo-francese in materia penale, sostenuta dalle magistrate di collegamento a Parigi e Roma, sembra più una vendetta di Stato, un esempio di fascismo istituzionale, velati da una certo maccarthismo di stampo fortemente ideologico che ancora non vuole vedere chiuso il capitolo della lotta armata in Italia, con la presunzione di scrivere la storia nei tribunali.
La ministra Cartabia al posto di spingere verso unamnistia per reati politici rinnova la richiesta dell’Italia, in continuità con il governo Conte I e Conte II, di riconsegnare i militanti della lotta armata di estrema sinistra ricordando “la massima attenzione e la pressante richiesta delle autorità italiane affinché gli autori degli attentati delle Brigate Rosse possano essere assicurati alla giustizia”.
Peccato che questo giustizialismo sia presente solo se si tratta dei guerriglieri di stampo marxista. È ben nota a tutti la spettacolarizzazione, avvenuta a gennaio 2019, della consegna del leader dei PAC Cesare Battisti, alla presenza del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il Ministro degli esteri Luigi Di Mario e il Ministro degli Interni Matteo Salvini. Un’operazione teatral-poliziesca che ha dato sicuramente seguito agli arresti di oggi ed è stata un caso mediatico senza precedenti in cui si è celebrato un “rituale del potere”: lo Stato, i funzionari pubblici e forze armate tutte sull’attenti con fucili puntati, divise militari con gli occhi puntati su un individuo malato e disarmato. Un “trofeo” esibito come vittoria di uno Stato che non ha mai condannato i terroristi neofascisti delle Stragi di Stato, che eleva di grado i poliziotti criminali protagonisti della “macelleria messicana” del G8 di Genova nel 2001, che ancora oggi fatica a dire la verità sulla trattativa Stato-Mafia, che non parla delle disumanità delle sue carceri e che vede l’ergastolo ostativo e il 41-bis come una conquista civile.
Questo dovrebbe indignare tutti i cittadini soprattutto perché si continua ad avere un approccio giudiziario verso una parentesi, come la lotta armata negli Settanta, che è storica e richiede contestualizzazione storico-politica-ideologica e analisi dei rapporti di forza in quel periodo di radicalità delle masse in cui il fattore geopolitico influenzava drasticamente lo scenario politico italiano, a partire da Gladio.
Ancora oggi, in cui si presume di vivere in uno Stato di Diritto, si contrappone la vendetta di Stato con il concetto di giustizia.

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