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PER NON DIMENTICARE LA LOTTA NOTAV

La notizia di oggi (13 febbraio) – sul fronte del cosiddetto nemico interno- è solo apparentemente positiva: Dana non sub
irà la censura della posta in entrata e uscita. Dana non subirà questa ulteriore ingiustizia e umiliazione e ce ne rallegriamo, ma solo in apparenza è un punto a nostro favore, perché mentre le ragioni della lotta NOTAV sono quasi totalmente scomparse dalle cronache dei mezzi di comunicazione di massa e dalle agende politiche, continua e accelera in modo feroce la repressione e la riduzione dei diritti civili di militanti NOTAV, non solo valsusini. La strategia è chiara: calare il silenzio sullo scempio delle TAV affinché se ne perda la percezione, isolare movimenti e militanti inasprendo la repressione che con l’alibi delle emergenze nazionali potrà essere radicale. Il tribunale di Torino che lascia cadere in prescrizione il 34% dei processi, spesso di reati molto gravi, dallo stupro a reati su minori, rispetto a una media nazionale del 9,48%, ha un’efficienza nei procedimenti repressivi miracolosa, da record. L’alta velocità non è solo nella stolida esecuzione di un progetto inutile, dannoso e pieno di infiltrazioni mafiose, ma anche e soprattutto nella creatività con cui si progettano misure repressive aberranti e disumane. Il caso di Dana, già esemplare in questo senso, diventa ancora più emblematico nel momento in cui la direttrice del carcere delle Vallette, Rosaria Marino, in cui è detenuta Dana fa richiesta di: Censura della posta per evitare una possibile propaganda all’interno del carcere.

Oggi la cronaca comunica che la richiesta è stata rigettata e ciò crea un moderato sollievo, ma il semplice fatto che la richiesta sia stata fatta è la riprova che il livello di violenza repressiva delle lotte sociali e civili non ha limiti. Il capitale con il suo sistema di produzione è inarrestabile, ci vuole annichilire e ci comunica che non rinuncerà al profitto per nessuna ragione. Ci vuole continuamente ricordare che la lotta di classe ha perso e non esiste più. E anche se stavolta la misura repressiva, prevista dalla legge per altro, non è stata applicata è lì che incombe su di noi.  Paradossalmente Dana Lauriola non è colpevole di una pena spropositata e crudele, come pensiamo noi, ma è colpevole di un reato gravissimo e perseguibile con tutti i mezzi: si è ribellata al rapace capitalismo delle grandi opere inutili.

La cronaca è su Il Manifesto del 13/02/21

Estremamente interessanti ed esaustive le analisi sul Nemico Interno pubblicate da Alexik su Carmilla.

https://www.carmillaonline.com/2021/01/17/il-nemico-interno-7/

 

 

 

 

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