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A volte basta un cinguettio…

Come da copione, la tecnica sovranista dell’utilizzo dei meme è stata efficacissima. Fedriga urla al negazionismo dall’alto della sua malafede e ignoranza; è consapevole che otterrà lo scalpo del nemico agitando banali fandonie perché ormai, dopo diciassette anni di mistificazioni e bugie, la giornata del ricordo delle foibe è diventata il luogo comune in cui albergano i peggio sentimenti patriottici, sovranisti, razzisti e bigotti. L’obbligo di dare un dato di realtà a questa narrazione revanscista si è dissolto nelle buie plaghe della pacificazione (altro luogo comune e meme che non ha bisogno di verifiche) e che si sintetizza in un ottuso radicalismo anticomunista, anti-culturale e in un autentica isteria collettivaverso chi non si adegua e identifica in questo corso. La battaglia culturale è l’unica arma contro queste derive fascistoidi, ma a livello istituzionale e dalle associazioni deputate, essa pare abbandonata. La decisione dell’Anpi Provinciale è politicamente inaccettabile, fa rimuovere il tweet contestato e perde l’occasione di ribadire una verità storica per la quale i compagni della Sezione Anpi Caduti di Piazza Rovetta hanno lavorato e prodotto materiali da anni sul confine orientale. Denunciamo con rabbia la deriva pacificatrice che sta prendendo sempre più piede, dando forza al crescere dei neofascismi e cancellando la verità storica.

Riceviamo un contributo di Claudia Cernigoi e lo diffondiamo con un link per scaricare la documentazione storica della Foiba di Basovizza.

 

ANPI CONTRO ANPI.
Ho letto con estremo stupore e rammarico la presa di posizione dell’Anpi di Brescia che intende “prendere provvedimenti” contro la sezione “Caduti di piazza Rovetta”, che sarebbe “colpevole” di avere detto nulla di più che la sacrosanta verità storica.
Che la foiba di Basovizza sia in realtà un pozzo di miniera dovrebbe essere risaputo, e che da essa non siano stati estratti più di “una decina di corpi smembrati e irriconoscibili”, per citare il giornalista Pietro Spirito che nel 1995 scrisse un articolo per “il Piccolo” di Trieste in cui rendeva noti i documenti angloamericani che descrivevano le ispezioni nel pozzo, svoltesi nell’autunno del 1945. Ispezioni abbandonate nel gennaio successivo perché si riteneva che non ci fosse altro da recuperare.
Quindi, dove sta lo scandalo? Ribadire una verità storica a fronte di tante bufale e menzogne che vengono veicolate ad ogni piè sospinto da associazioni e da politici, privi di cognizione storiografiche, ma che hanno sposato le tesi nazionaliste ed anticomuniste il cui solo scopo è quello di denigrare la Resistenza jugoslava è diventato “negazionismo”?
Il presidente della Regione FVG, il leghista Fedriga, ha parlato di “rigurgito negazionista” relativamente al tweet in questione, con toni decisamente arroganti e forcaioli nei confronti degli autori. E di fronte a questo attacco ai propri compagni e consoci, che fa l’Anpi di Brescia? Emette un comunicato di condanna, esattamente come aveva chiesto Fedriga, invece di esprimere la propria solidarietà ai compagni messi sotto attacco.
Tale atteggiamento (che ripete quanto accaduto un paio di anni fa, quando fu la sezione Anpi di Rovigo ad essere stata isolata dall’Anpi nazionale per avere postato un comunicato critico della propaganda nel Giorno del Ricordo), è gravissimo.
Se è normale che da parte dei fascisti e di chi considera criminali gli antifascisti ed i partigiani vi sia una intolleranza nei confronti di chi fa ricerca storica per ripristinare la reale consistenza di ciò che è accaduto, è invece inaccettabile che via sia una dirigenza dell’Anpi, la sede storica dell’antifascismo e di chi si riconosce nei valori della lotta di liberazione internazionale, che si permetta di proporre una sorta di “purghe staliniane” nei confronti dei propri iscritti che hanno semplicemente ribadito una verità storica.
Da parte mia, ribadisco la mia piena solidarietà a tutti i compagni che sono messi sotto accusa perché dicono il vero, andando contro la vulgata menzognera che calunnia un intero movimento di liberazione, che fu internazionalista, come quello jugoslavo, che non commise i crimini che gli si attribuiscono. Ed è gravissimo che su quelle che fino a pochi anni fa erano le posizioni dei nostalgici del vecchio regime si stiano ora adagiando anche gli esponenti storici dell’antifascismo, pur in presenza di studi storici e di documentazione resa pubblica, che dimostrano cosa sia realmente accaduto alla “foiba” di Basovizza nel maggio ’45.
Qui si può liberamente consultare e scaricare la documentazione relativa alla “foiba” di Basovizza.
http://www.diecifebbraio.info/…/la-foiba-di-basovizza…/

 

 

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