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8 febbraio per Lepa Svetozara Radić, aspettando il 10 febbraio

Lepa Svetozara Radić partigiana jugoslava 19 dicembre 1925 – 8 febbraio 1943

Alcune fotografie sono molto più pericolose ed efficaci di tanti scritti perché hanno il potere di racchiudere in sé l’essenza del tutto. Le guardiamo e ci appare in modo inesorabile tutta la storia, dal dettaglio di tempo, una frazione di secondo di solito, dell’episodio che ritraggono alla percezione di tutta la storia del prima, di quel che è stato, e del poi, di quel che sarà in una linea ideale e analogica e non intellettuale ma emotiva. Identificano, certificano e, in alcuni casi, rilevano responsabilità politiche e personali di interi periodi storici attraverso la rappresentazione fotografica di episodi apparentemente marginali o secondari. Se le guardiamo con attenzione critica, certe immagini, ci sbattono in faccia l’oggi con il suo post-moderno modo di intendere la storia, ridotta a Meme che nella ripetizione ossessiva si autentica senza bisogno di alcuna consapevolezza o riscontro oggettivo. L’ossessiva ripetizione di tutti i media, digitali e non, ha convinto tutti di sapere bene cosa è successo sul confine orientale e la celebrazione del 10 febbraio, con tutto il suo arsenale di balle su genocidi e pulizie etniche contro gli italiani, contribuisce a costruire una catena di credenze e convincimenti che ha un solco ben preciso: quello fascista di patria, famiglia e all’occorrenza con un dio pronto a giustificare tutto. Un solco subdolo perché alberga nell’intimo del sistema politico/moralista dei neo-nazionalismi (e vecchi fascismi), cooptando tutti e tacciando di tradimento coloro che non si identificano in questi clichés, accusandoli di  essere nemici e stranieri interni alla società civile e pacificatoria, insomma di essere comunisti. Però sappiamo che tutto questo è solo una brutale semplificazione, priva di coscienza storica, è una strumentale manovra per abolire i rimasugli di coscienza di classe e imbarcare tutti sul barcone del furore identitario e sovranista e cercare di tutelare il lascito mussoliniano.

Così, nell’inorridire per il florilegio di iniziative televisive, stampa, online e fisiche, come quelle itineranti di Fratelli d’Italia, capita di trovarsi tra le mani due fotografie del 8 febbraio 1943 e tanto basta a distruggere sicumere e tracotanti storielle sul confine orientale.

Ebbene, le due fotografie dell’impiccagione di Lepa Radić hanno la spaventosa capacità di creare consapevolezza e farci ripercorrere la storia, la nostra storia, dall’avvento del nazi-fascismo ai neofascismi di oggi. Non inorridire di fronte a queste immagini, non soffrire e cercare di abolire ciò che rappresentano è una reazione da mostri. Un soldato impettito, ordinato, con i guanti le stringe il cappio di fil di ferro al collo con indifferenza; è in posa per il commilitone che lo ritrae. Altri soldati passano e osservano, refrattari all’orrore davanti ai loro occhi. Questo gesto del fotografare il dolore umano e farne trofeo o souvenir da mostrare agli altri è la rappresentazione totale della notte delle coscienze. Lei, testa bassa ma espressione cosciente e rassegnata ma non doma, pronta ad affrontare la sua orribile sorte a diciassette anni.

Nell’altra fotografia, Lepa penzola ormai morta con il viso deformato dagli spasmi e nell’inquadratura non c’è più nessuno
, è il deserto tutto attorno, il rito dell’imposizione della morte è passato, lo spettacolo è finito, rimane un’immagine che serve solo a certificare l’esito disumano finale: l’impiccagione di una diciassettenne.   Lepa Svetozara Radić è stata una partigiana comunista jugoslava, nel febbraio del 1943 viene catturata e trasferita a Bosanska Krupa, dove è torturata per giorni nel vano tentativo di farla parlare e viene condannata a morte. Sul patibolo i tedeschi le offrono la salvezza in cambio dei nomi dei membri del Partito Comunista del suo gruppo, lei rifiuta con queste parole: «Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani, combattete, gente, per la vostra libertà! Non vi arrendete ai malfattori! Sarò uccisa, ma c’è chi mi vendicherà!».

Gli orrori balcanici si sa a chi sono da imputare, nelle due foto non compaiono soldati italiani, ma sappiamo bene quale prode comportamento ha avuto prima il Regio Esercito e poi quello Repubblichino con la famigerata X° Mas. L’esodo dei Giuliani fu una vera catastrofe conseguenza del nazifascismo, ignorarlo è criminale. E non c’è figura rassicurante o Meme che tenga, questo è memorialismo astorico privo di verifiche, è solo sottocultura neofascista.

Noi, oggi 8 febbraio, ricordiamo Lepa Svetozara Radić e i suoi ideali.

 

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