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28 novembre 1820 – 2020

 

A 200 anni dalla nascita di Friedrich Engels, estratti da “La questione delle abitazioni” (raccolta di articoli scritti nel 1872), su un tema – un po’ quello che oggi si chiama ‘gentrificazione’ – che tocca da vicino chiunque cerchi di vivere nelle grandi capitali :

 

<< L’espansione delle grandi città moderne conferisce al suolo situato in alcune zone, soprattutto in prossimità del centro, un valore artificiale, che spesso aumenta sino a livelli vertiginosi; gli edifici che vi sono costruiti sopra, invece di elevare tale valore, lo abbassano, poiché non corrispondono più alle mutate esigenze; allora vengono demoliti e sostituiti con altri. Questo avviene soprattutto con le abitazioni operaie situate nel centro urbano, i cui affitti, anche con il massimo sovraffollamento, non possono andare oltre un certo limite, se non con estrema lentezza. Si abbattono quindi queste case e si costruiscono al loro posto negozi, depositi di merci, edifici pubblici. Il bonapartismo a Parigi, grazie ad Haussmann, ha sfruttato in modo colossale questa tendenza alla speculazione e all’arricchimento privato; ma lo spirito di Haussmann è passato anche per Londra, Manchester e Liverpool, e sembra sentirsi a casa sua anche a Berlino e a Vienna. Il risultato è che gli operai vengono spinti dal centro delle città verso la periferia e le case per operai, o comunque i piccoli appartamenti, diventano rari e costosi e spesso addirittura introvabili; in condizioni del genere, infatti, le imprese edili, a cui abitazioni più care offrono un campo di speculazione di gran lunga migliore, costruiscono solo eccezionalmente case operaie. >>

<< E da dove viene la penuria di abitazioni? Come si è originata? (…) essa è un prodotto necessario della forma sociale borghese; (…) non può non sussistere carenza di abitazioni in una società in cui la grande massa lavoratrice non ha nessun’altra risorsa che il salario (…) ; in cui violente e periodiche crisi industriali determinano da un lato l’esistenza di una numerosa riserva di lavoratori disoccupati e dall’altra gettano ricorrentemente sul lastrico masse di operai senza lavoro; in cui i lavoratori sono ammassati nelle grandi città ad un ritmo più rapido di quello a cui, nelle attuali condizioni, si provveda alle loro abitazioni, per cui si trovano inevitabilmente affittuari dei più infami porcili; in cui, per finire, nella sua qualità di capitalista, il padrone di casa non ha solo il diritto, bensì, a causa della concorrenza, anche in una certa misura il dovere di ricavare dalla sua proprietà, senza alcun riguardo, il canone d’affitto più alto possibile. In una tale società, la penuria di abitazioni non è un caso, è un’istituzione necessaria, e può essere abolita, insieme a tutte le sue conseguenze sull’igiene ecc…, solo quando viene sradicato completamente l’intero ordine sociale che l’ha generata. >>

<< La borghesia ha un solo metodo per risolvere a suo modo la questione delle abitazioni, e cioè di risolverla in modo tale da riprodurla continuamente di nuovo. Questo metodo si chiama “Haussmann”. Con questo nome non intendo esclusivamente la maniera tipicamente bonapartista del parigino Haussmann di aprire strade lunghe, diritte e larghe, attraverso i fitti quartieri operai e di erigere ai lati delle strade grandi edifici di lusso; una maniera con cui, oltre che allo scopo strategico di rendere difficile la lotta delle barricate, si mirava alla formazione di un proletariato edilizio specificamente bonapartista, alle dipendenze del governo, e alla trasformazione di Parigi in una pura città di lusso. Col nome di “Haussmann” intendo la prassi, ormai generalizzata, della demolizione dei quartieri operai, in particolare quelli situati al centro delle nostre grandi città, sia che essa sia effettuata per risanare o abbellire la città, sia che serva per soddisfare la domanda di locali grandi e centrali ad uso commerciale, sia per esigenze di traffico, come apertura di strade, ferrovie, ecc… Il risultato è ovunque lo stesso anche se il motivo iniziale è vario : i vicoli e i vicoletti più scandalosi scompaiono fra le più alte felicitazioni reciproche dei borghesi per questi enormi successi, ma ricompaiono ben presto in qualche altro posto e spesso nelle immediate vicinanze. >><< Il modo in cui una rivoluzione sociale risolverebbe la questione, non dipende solo dalle circostanze del momento, ma è anche connesso a molte altre questioni, tra le quali una delle più importanti è l’eliminazione della contraddizione fra città e campagna. (…) È certo che già ora nelle grandi città esistono abitazioni in numero sufficiente per risolvere immediatamente, con un uso razionale delle medesime, ogni reale “penuria” d’abitazioni. Questo, naturalmente, può essere attuato solo mediante l’esproprio dei proprietari attuali, ovvero assegnando le loro case ai lavoratori senza tetto o oltremodo sovraffollati nelle loro abitazioni attuali; e non appena il proletariato avrà conquistato il potere politico, un simile provvedimento, imposto dal bene pubblico, sarà facilmente realizzato, al pari di altri espropri e di altre assegnazioni compiute dallo Stato attuale. >>

 

 

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