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Dall’olio di ricino alle rapine, alla violenza domestica sulle donne

Domenica scorsa il più noto neofascista di Collebeato è stato arrestato per violenza domestica e incarcerato. La notizia in sé è quasi banale, ovvia e tende a perdersi nell’indifferenziato flusso delle notizie di cronaca, ormai talmente ridondanti e spesso inutili, tipiche di questa società dello spettacolo senza memoria: per dire, che fine ha fatto la caserma di Piacenza? E i neofascisti che hanno ucciso il giovane a Roma? Però, in questo caso in particolare, è macroscopica la potenza con cui esprime una sottocultura: quella neofascista.  Già l’ideologia fascista era una sottocultura che, nell’interazione sociale delle pratiche quotidiane di allora, aveva mutuato i valori della classe dominante e ridefinendoli con nuove terminologie, roboanti simbolismi e una nuova estetica, aveva creato la nuova lingua della classe egemone: la borghesia capitalista. Il conflitto con le altre ideologie e forme culturali aveva creato un’affermazione identitaria nel mito dell’ubermensch e del me ne frego.

 Per spiegare questi episodi di violenza compiuti da un uomo come il “nostro”, che oltre a essere nazi-fascista ha tratti patologici, si usano nuove categorie di giudizio e analisi mutuate dalla psichiatria, dall’antropologia, dalla letteratura eppure manca spesso il riferimento esplicito a un valore che brilla per la sua attualità: la lotta al fascismo.

La sottocultura fascista è un mondo di valori ancora fortemente ancorato in alcune fasce della società italiana e presente nei giovani, segno che i conti con i fascisti dobbiamo ancora chiuderli e la battaglia culturale è ancora in corso. La violenza, soprattutto quella sulle donne, è figlia dello squadrismo ed è troppo spesso trattata con indulgenza da uno stato che non prende mai le distanze dal fascismo in modo esplicito e definitivo. L’immagine retorica del fascista con il Duce a torso nudo, esempio di fisicità machista, continua a esercitare il suo fascino perverso su individui disturbati, rozzi e ignoranti come il “nostro”.

Per questo è un gesto necessario prendere posizione soprattutto su questo episodio di violenza domestica perché la violenza sulle donne, che il “nostro” cita sulla sua pagina facebook al momento dell’arresto, non è mai privata ma è sempre una questione politica. Denunciare e mai sottovalutare è un atto di militanza antifascista affinché questi atti di violenza diventino noti a tutti e quindi politici e perché non si possano ripetere.

Come non possiamo dimenticare la lunga serie di provocazioni, atti intimidatori e di criminalità comune di cui disinvoltamente si è reso protagonista prima di questo arresto e che abbiamo sempre denunciato.

COMBATTERE TUTTA LA VIOLENZA FASCISTA È LA NOSTRA BATTAGLIA!

 

 

 

 

 

 

 

 

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