Skip to content


LO STATO HA IL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA-1960 Reggio Emilia

Un “gruppo di potere”, secondo Max Weber, può essere ulteriormente definito come “gruppo politico” nel caso in cui “la sua sussistenza e la validità dei suoi ordinamenti, (…) vengano garantiti continuativamente mediante l’impiego e la minaccia di una coercizione fisica da parte dell’apparato amministrativo”.

Gli ordinamenti del “gruppo politico” diventano base dello Stato attraverso la pratica di repressione, minaccia e violenza fisica. Stato che s’incarica di garantire impunità e tutela a chi la esercita per suo conto la violenza. Anche nel caso sia attuata solo per difendere interessi privati. Oggi, 3 luglio la corte dell’Aja mette al riparo i due Marò che “giustiziarono” due pescatori nel 2012; un protocollo che si ripete, così come rimasero impuniti gli assassini dei cinque compagni a Reggio Emilia il 7 luglio 1960.

Dopo sessant’anni il disegno politico è sempre lo stesso.

Questioni politiche pressanti che la macchina della propaganda e del consenso di massa vorrebbe far cadere nell’oblio con la bassa retorica della pacificazione, ma la memoria proletaria e antifascista non si cancella facilmente. Per questo riprendiamo dal blog OFFICINE ROSSE di Reggio Emilia, https://www.officinerosse.it/2020/06/24/7-luglio-1960-per-cosa-sono-morti-quei-ragazzi/ e segnaliamo le loro approfondite
riflessioni sulla recrudescenza  internazionale di violenza statale, partendo proprio dal ricordo di quel 7 luglio 1960, che tante analogie ha con il nostro quotidiano. Citiamo: “Quel disegno politico non venne però archiviato, ma riproposto con ancor più folle violenza, circa 10 anni dopo a Piazza Fontana, poi a Piazza Loggia e quindi alla stazione di Bologna. Oltre dieci anni che flagellarono la piazze italiane, attraverso l’uso indiscriminato delle bombe: una vera e propria guerra ai civili.”

 

 

 

 

Posted in informazione antifa, realtà antifa, storia e memoria, Varie.