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Quelli erano i tempi. Ricordi e considerazioni di un brigatista rosso

Segnaliamo l’imminente distribuzione del libro:

Quelli erano i tempi. Ricordi e considerazioni di un brigatista rosso 

Mau – Edizioni Colibrì € 14,00

Dalla quarta di copertina di questo volume che già dal titolo apre ampi squarci di vita

su vicende non ancora risolte ed elaborate, quelli erano i tempi, proprio quelli: 

Quelli erano i tempi non è, né vuole essere, una ricostruzione storica della vicenda delle Brigate Rosse e del contesto sociopolitico in cui si è dispiegata, e neppure una biografia, la scrittura individuale di una vita. È il racconto di una esperienza rivoluzionaria condivisa da molte e molti altri in quegli anni, di una situazione storica che Mau ha vissuto in prima persona, da protagonista, all’interno di quei circuiti e “vasi comunicanti” la cui trama formava allora il “movimento”. Scrive Mau:«Sono arrivato a Milano nel settembre 1969. Allora non è che avessi già dentro di me le Brigate Rosse, brigatisti si diventa. Sono diventato brigatista prima di essere comunista, sono diventato comunista muovendomi come brigatista, però quelli erano gli anni in cui erano comunisti anche i sassi… sono diventato brigatista proprio per la realtà che avevo di fronte». E ancora:

«Perché facevo, facevamo, così? Per i morti uccisi dalla polizia, come ad Avola nel 1968, come a Battipaglia nel marzo del 1969, per la chiusura del tabacchificio e della fabbrica di zucchero. La polizia sparava sulla folla, c’erano grandi lotte “nei campi e nelle officine”, con scontri di strada che ti “chiamavano”». Una guerra! Guerra di classe come splendidamente racconta la fotografia di copertina di Uliano Lucas. Un’immagine tra le più belle e toccanti di Lucas, che esprime una sintesi limpida dei conflitti di classe di quegli anni, tra l’altro con una compiutezza estetico formale mirabile: all’alba di Sesto San Giovanni un operaio sulla sua Lambretta (fabbricata a Lambrate) si sta recando al proprio turno di lavoro in fabbrica. Sembra che stia uscendo dal lato sinistro dell’inquadratura, mosso per la velocità, curvo sul manubrio e costeggia un muro, che occupa tutta la parte centrale dello scatto, con una scritta di rara efficacia: Il Vietnam è in fabbrica. Che dire? Nulla, è tutto lì, evidente e terribile. Testimonia lo sfruttamento capitalista perfetto: un operaio va in fabbrica a bordo di un prodotto della fabbrica stessa, e che ha dovuto faticosamente pagare mentre imperversa un guerra imperialista in estremo oriente, ma una altrettanto feroce la deve affrontare in fabbrica. 

 

Posted in storia e memoria, Varie.