Skip to content


LASCIATE LIBERA LA PIAZZA

 

“Lasciate libera la Piazza! Lasciate libera la Piazza! Il titolo del bel libro di Claudio Comincini riporta il grido angosciante di Giorgio Leali con il quale invitava i presenti a creare lo spazio necessario ai primi soccorsi” (dalla prefazione di Marco Fenaroli).

Lasciate Libera la Piazza, di Claudio Comincini – Ed. Colibrì € 18,00 è ora disponibile nelle librerie. Un’uscita editoriale particolarmente significativa e, per certi versi, dal profondo valore simbolico in tempo di Covid, dove l’invito a liberare le piazze è di tutt’altro tenore da quello che ha ispirato il titolo. Quella drammatica esortazione Leali la urlava per permettere ai mezzi di soccorso l’accesso alla piazza; l’imposizione di oggi è il frutto di quel “distanziamento sociale” perseguito ossessivamente dal governo e dai mezzi di comunicazione di massa, che può essere vissuto solo come una drastica riduzione delle libertà democratiche dei singoli e della collettività. Quest’anno, 28 maggio 2020, la piazza ha rischiato di essere “libera” da cittadini, manifestanti e antifascisti perché le istituzioni e l’amministrazione comunale avevano progettato uno strano “evento” a invito, non aperto alla cittadinanza, nel chiuso del salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia. Interventi e conferenze per celebrare il quarantaseiesimo della strage mentre la gente se ne stava a casa, con l’ennesimo intervento di un familiare di una vittima delle Brigate Rosse a significare lo spostamento di senso della commemorazione della strage: dall’antifascismo alla pacificazione.

Il 28 maggio 1974 i lavoratori, i sindacalisti e gli studenti lasciarono momentaneamente la piazza, ma solo per riunirsi, parlare, cercare di capire quale risposta serviva per quel tentativo eversivo fascista.

La piazza non fu più abbandonata e lo stare vicini fisicamente per i compagni è stato da allora un modo di dare forza all’antifascismo.

Il libro di Comincini è molto accurato e approfondito, descrive il clima politico e culturale degli anni della strategia della tensione, le spinte autoritarie della destra e le violenze con cui cerca di attuarle. Nella sua prefazione Fenaroli è puntuale nell’elencare la situazione politica mondiale nella quale si colloca la bomba di Piazza della Loggia e scorrendo velocemente questo elenco tutto appare limpido: la rapacità delle ingerenze Statunitensi in America latina, il Golpe cileno dell’undici settembre 1973 (ormai passato in cavalleria), il franchismo, i colonnelli greci, la dittatura portoghese di Salazar. Una realtà politica mondiale che, attraverso meccanismi assembleari, aveva favorito una coscienza sociale e politica collettiva. A questo clima dobbiamo guardare pensando al 1974, e al clima neoliberista della destra più pre-culturale e fascista di oggi per spiegarci i fiumi carsici che sgorgano continuamente (ma non inaspettatamente) per manipolare la memoria collettiva e creare nuovi miti spettacolari.

Ora anche l’emergenza sanitaria gioca un ruolo significativo nel controllo sociale, dalla quarta di copertina: “(…) conoscere la nostra storia recente, perché il passato di certo non torna ma, se correttamente conosciuto, ci può essere d’aiuto. (…) Basti pensare, per esempio, alla formula del “distanziamento sociale” coniata dal nostro attuale governo e ossessivamente ripetuta dai mass media: una formula talmente infelice, foriera di gravi nocività sul piano culturale come su quello politico e antropologico, non sarebbe stata nemmeno pensabile negli anni settanta. Men che meno sarebbe stata pronunciabile dalle autorità davanti a una piazza piena di gente.”

La copertina, per precisa e intelligente scelta editoriale, si è sottratta alla solita immagine grandguignolesca di vittime e corpi straziati come del solito cestino, ma ha optato per un’immagine di grande forza simbolica ed emotiva, una fotografia che racconta la piazza nel giorno dell’anniversario del 1978 e ci sollecita a perpetrarla: una Piazza Loggia affollata, piena di compagni, come dev’essere. E non sia, come cantava Claudio Lolli, un “disoccupate le strade dai sogni”. I nostri sogni continueranno a occupare le strade, sogni di società civili, giuste, antifasciste e antirazziste.

 

 

 

Posted in informazione antifa, realtà antifa, storia e memoria, Varie.