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28 MAGGIO MENO 9, SILVIO FERRARI

Nella notte tra il 18 e il 19 maggio 1974, in Piazza del Mercato esplodeva la Vespa Primavera sulla quale viaggiava il terrorista nero Silvio Ferrari uccidendolo. L’ordigno deflagrò, probabilmente, per la precisa volontà dei suoi complici. È verosimile che il suo obiettivo fosse la sede di rappresentanza del Corriere della Sera in Piazza Della Vittoria. Inoltre, sembra fosse corresponsabile di alcuni degli attentati compiuti a Brescia in quei primi mesi dell’anno (Coop viale Venezia, Cisl di via Zadei, macelleria di via Ducco). Il 9 marzo 1974 lanciava una molotov su un corteo organizzato in solidarietà dell’anarchico Giovanni Marini.

Il clima dei giorni che porteranno alla strage del 28 maggio di Piazza della Loggia era incandescente. Ripercorrere quei mesi, segnati da forti contrapposizioni politico-ideologiche, è indispensabile per capire, e anche l’esplosione del terrorista nero Silvio Ferrari non può esulare da quel contesto. 

Ogni anno, gestita dai mezzi di comunicazione di massa, vediamo la propensione delle Istituzioni a  svolgere solo celebrazioni ufficiali e il loro interesse a dimenticare, mistificare, pacificare, quando non a censurare, offuscando la vera essenza dei tragici avvenimenti di quegli anni e di Piazza della Loggia.

L’inizio del 1974 era stato segnato, come gli anni precedenti, da numerose aggressioni e attentati fascisti contro cooperative di consumo, sedi sindacali, sezioni di partiti e movimenti di sinistra, associazioni partigiane, residenze municipali e anche abitazioni di militanti antifascisti. Torino, Milano, Brescia e la sua provincia furono i centri più colpiti.

La primavera era segnata dalla campagna elettorale per il Referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio. La prova di forza referendaria era posta da clerico-fascisti e Vaticano,
Democrazia Cristiana  e Movimento Sociale Italiano
.

 

La posta in gioco era grossa, la chiesa aveva perso il controllo e la gestione di politiche famigliari. A difesa della legge si schierarono tutte le organizzazioni di sinistra, i partiti laici e il Partito Radicale. Il 12 e 13 maggio si svolse il referendum con la vittoria della “civiltà” e il mantenimento dell’istituto del divorzio.

A Genova il 18 aprile le Brigate Rosse avevano rapito il giudice Mario Sossi. Fu il primo rapimento politico di un giudice. La richiesta fatta dalle Brigate Rosse era la liberazione di otto prigionieri politici del Gruppo XXII Ottobre. L’accordo fu raggiunto, il giudice fu liberato, ma i prigionieri non uscirono di galera grazie a un cavillo burocratico.

Il 9 maggio, tre detenuti del carcere di Alessandria, armati di rivoltelle e col basco amaranto dei parà, tentano la fuga prendendo in ostaggio sei insegnanti, sei guardie carcerarie, un medico, un’assistente sociale e un infermiere. La trattativa non va in porto e nell’irruzione dei Carabinieri del Generale Dalla Chiesa, a raffiche di mitra, muoiono il medico, l’assistente sociale, due guardie e due detenuti.

 

Ancora il 9 maggio a Sonico vengono arrestati due fascisti bresciani, Kim Borromeo e Giorgio Spedini, con un’auto carica di esplosivo e cinque milioni di lire in contanti.

Quindi, come detto sopra, nella notte tra sabato 18 e domenica 19 maggio, in Piazza del Mercato, esplode sulla sua Vespa carica di tritolo il terrorista Silvio Ferrari. Accanto al corpo, dilaniato dall’esplosione, viene rinvenuta una pistola con il colpo in canna, numerosi proiettili e il ‘foglio’ neonazista “Anno Zero”. Quasi contemporaneamente, alle ore 3.30 circa, un’auto targata Milano con a bordo quattro fascisti, inspiegabilmente, sbatte contro un muro all’angolo tra via Villa Glori e via Milano: il guidatore, Carlo Valtorta, con una svastica tatuata sul braccio, di Cassano d’Adda (Mi), muore. Valtorta, con Ferdinando Bonfà, Mauro Casu e Domenico Russo, è membro del gruppo delinquenzial-fascista al servizio di Movimento Sociale Italiano prima e di Avanguardia Nazionale (M. Franzinelli, La sottile linea nera, Rizzoli 2008) poi. Nell’auto è rinvenuto materiale propagandistico del Movimento Sociale Italiano, vernice nera e copie del ‘giornale’ “Anno Zero”. A poche centinaia di metri dall’impatto, abitano Angelino Papa ed Ermanno Buzzi, in seguito arrestati nell’ambito della prima inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia.

Martedì 21 maggio 1974, giorno dei funerali del `kamikaze nero’ esploso con la sua motoretta, fascisti provenienti da Veneto, Emilia e anche Milano, provocano numerosi incidenti e tafferugli.

Il feretro è accompagnato al cimitero periferico di S. Francesco da Paola (zona a cavallo tra S. Polo e Sant’Eufemia, rioni a est della città) con una corona di fiori a forma di ascia bipenne (il simbolo di Ordine Nuovo) corredata dalla scritta «Camerati Anno Zero».

 

Un anno dopo, il 19 maggio 1975, primo anniversario del ‘sacrificio’ di Silvio Ferrari, alcuni suoi amici faranno pubblicare, a pagamento, su «Il Giornale di Brescia», un necrologio molto particolare: le iniziali dei nomi, lette in verticale, formano la frase «Camerata Silvio presente».

Per dare una risposta politica a tutti questi avvenimenti, venne organizzata, per martedì 28 maggio, una manifestazione antifascista con numerosi cortei che confluiscono in Piazza della Loggia.

E sarà la prima volta dopo Portella della Ginestra che verrà colpita una manifestazione sindacale.

Questo il clima del 1974: la marea nera, autoritaria e golpista si espandeva; il terrore (di stato) ci attanagliava. Oggi l’aria è apparentemente diversa nelle forma di espressione della  paura sociale e collettiva, ma mistificazione, repressione e le aspirazioni autoritarie rimangono intatte.

Era emergenza democratica nel maggio 1974. E oggi è ancora emergenza democratica, ma ancora più subdola e feroce; il terrore è affidato a qualcosa di invisibile per imporre il “tallone di ferro” del capitalismo.

 

 

 

 

 

 

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