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SE OTTO ORE VI SEMBRAN POCHE

https://www.youtube.com/watch?v=eB4lhem-biU&list=RDeB4lhem-biU&start_radio=1

Se otto ore vi sembran poche

provate voi a lavorà

Se otto ore vi sembran poche

venite voi a lavorà.

 E proverete la differenza

tra lavorare e comandar

E proverete la differenza

 tra lavorare e comandar.

Dopo il 25 Aprile anche il Primo Maggio “Festa Internazionale dei Lavoratori” in quest’epoca di emergenza sanitaria sarà anomalo e surreale. Sono 131 anni che il Primo Maggio i lavoratori riempiono le piazze per rivendicare i propri diritti, quest’anno purtroppo sarà una Festa a distanza. Istituita a Parigi nel 1889 durante l’assemblea della Seconda Internazionale Socialista, la Festa del Primo Maggio nasce per sancire il diritto alle otto ore giornaliere di lavoro. La scelta della data fu ispirata dalla Rivolta di Haymarket quando a Chicago migliaia di lavoratori tra l’1 e il 4 maggio del 1886 scesero in strada dando vita ad un epico sciopero per chiedere di ridurre a otto ore i massacranti turni di lavoro che li costringevano in fabbrica anche fino a sedici ore consecutive. La polizia intervenne duramente provocando 11 morti e centinaia di feriti. Fin dai primissimi anni dalla proclamazione della giornata fu un crescendo di partecipazione ed i Paesi che l’hanno adottata come festività ufficiale sono innumerevoli dall’Europa, al Sud America sino all’Asia. Anche per l’Italia divenne fin da subito una data centrale delle mobilitazioni per rivendicare diritti e dignità delle classi lavoratrici. Il ventennio fascista mise al bando la Festa, ma dal 1945 venne ufficialmente reintrodotta. Nel’47 ricordiamo un triste ed oscuro episodio: la strage di Portella della Ginestra, quando la banda di Salvatore Giuliano sparò sui lavoratori in festa provocando 11 morti e molti feriti. Fu la prima strage politica del dopoguerra a metà strada tra trame mafiose, trame dei servizi segreti e trame americane: una sorta di prologo a decenni di violenze e terrore che insanguineranno l’Italia. Il Primo Maggio in tutte le piazze è ormai tradizione dare vita ad imponenti cortei sindacali ed operai ponendo al centro di volta in volta le rivendicazioni dei lavoratori nelle diverse fasi politiche e con le diverse sfumature. A Brescia è ormai tradizione vedere sfilare ben tre cortei: quello sindacale che si conclude in Piazza della Loggia, quello di Lotta Comunista in Piazza Mercato, e quello dei Sindacati di Base in Piazza Rovetta. Dal 1990 con l’idea di rilanciare la giornata avvicinando i giovani è nato il concertone di Roma, organizzato da CGIL CISL e Uil ha visto calcare il palco centinaia di artisti nostrani ed internazionali che hanno saputo lanciare messaggi di solidarietà e speranza. Imitando il grande concerto di piazza San Giovanni anche in provincia di Brescia vi sono appuntamenti con maratone musicali ormai tradizionali, da Leno a Nave a Gardone val Trompia. Quest’anno lo slogan scelto dai sindacati confederali per il Primo Maggio è “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”. Sembra quasi una contraddizione il fatto che la fase due della emergenza sanitaria con la riapertura di tutte (o quasi) le attività produttive coincida proprio con il Primo Maggio. Molte aziende non si sono mai fermate, molte altre hanno già riavviato gli impianti da questa settimana. I protocolli di sicurezza anti-contagio sono stati studiati, dibattuti, scritti, riscritti, ampliati ma nessuno ci dice con certezza scientifica se saranno sufficienti a salvaguardare la salute dei lavoratori, e soprattutto nessuno può garantire che in ogni luogo di lavoro saranno applicati ed osservati con scrupolosa precisone, ancor meno ci viene spiegato chi potrà vigilare, controllare, accertare che le norme siano rispettate. In un mondo del lavoro, ove il ricatto del posto di lavoro vige con sempre maggiore forza, gli interessi del capitale prevalgono sempre più, non solo sui diritti ma anche sulla salute dei lavoratori. Ci viene spiegato che la crisi economica determinata dai blocchi produttivi potrebbe essere ben più devastante della pandemia e quindi fiato alle trombe a rassicurarci di riprendere le diverse attività perché il rispetto degli standard di sicurezza sarà messo in atto. Insomma il virus non è ancora sconfitto ma con distanziamenti e dispositivi di sicurezza in fabbrica ci si deve andare. Viene da chiedersi perché queste norme ci tutelino nei cicli produttivi ed invece siano tabù fuori dalle fabbriche. Viene da chiedersi perché se gli esperti ci dicono che con mascherina, guanti e distanziamenti in catena di montaggio non si rischia, mentre in piazza si. Vuoi vedere che con la scusa del Coronavirus si precludono libertà personali ed agibilità politiche? Vuoi vedere che la fase due prevedendo più o meno le stesse restrizioni della fase uno continuerà a rappresentarci come soggetti utili al profitto ma azzerati negli interessi culturali, formativi, ludici, sportivi ed anche politici? E allora che questo Primo Maggio sia autentica Festa dei Lavoratori e che davvero il “Lavoro in sicurezza per costruire il Futuro” diventi la strategia politica di tutti i lavoratori: sicurezza nei luoghi di lavoro rivendicando il diritto del rispetto di tutte le normative anti-infortunio ed a tutela della salute, ma riprendiamoci anche in mano il nostro futuro, il futuro dei diritti, delle rivendicazioni di classe, delle conquiste, delle tutele delle libertà costituzionali. Insomma se si può tornare in fabbrica bisogna poter tornare anche in piazza.

 Se otto ore vi sembran poche
provate voi a lavorare
e sentirete la differenza
di lavorar e di comandar.

O Mario Scelba se non la smetti
di arrestare i lavoratori
noi ti (e noi) faremo come al duce
in Piazza Loreto ti ammazzerem.

E noi faremo come la Cina,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e griderem viva Mao Tse Tung.

E noi faremo come la Russia,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e grideremo viva Stalin.

PRIMO MAGGIO NON È FESTA

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