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Il reato di solidarietà ai tempi del Coronavirus.

 

La sezione Anpi Caduti di Piazza Rovetta e la Rete Antifascista, con la collaborazione del Circolo PRC Centro Storico, vuole celebrare questo 75° Anniversario della Liberazione con un atto politico e militante antifascista che si riallacci alla tradizione della Pastasciuttata Antifascista del Carmine, in rievocazione di quella di papà Cervi  e decide che la “Pastasciuttata” ci sarà lo stesso, sarà distanziata, cucinata in isolamento ognuno a casa propria, ma con tutti in contatto sfruttando le possibilità offerte dalla rete e dai social si divulgheranno fotografie, canzoni, slogan, pensieri di tutti coloro che vorranno “virtualmente” condividere, mettere in comune, insomma essere compagni.

E proprio questo concetto, per noi basilare, ci ha portato a coniugare la nostra festa ad una azione solidale: la pandemia per molti si è manifestata anche con la crisi economica; le giornate di chi viveva sul filo di lana della sussistenza, queste le restrizioni, blocchi sono l’incubo di non avere di che mangiare. Proprio perché il 25 aprile è una festa politica e non solo celebrativa, abbiamo pensato un 25 Aprile di RESISTENZA CONTINUA al fianco degli ultimi, dei diversi e dei dimenticati, vittime di questo disastro delle politiche capitaliste e per aiutarli e non escludere nessuno, per chi non può permetterselo, di distribuiamo sacchetti contenenti tutto l’occorrente per cucinare un piatto di pasta. Abbiamo acquistato pasta, sugo, olio, formaggio e messo il tutto in sacchetti da distribuire.

Non avendo un elenco nominativo per recapitare a casa questo piccolo gesto solidale abbiamo invitato “gli aventi diritto” a venire davanti alla nostra sede a ritirare il sacchetto. Naturalmente facendo appello al distanziamento, all’uso della mascherina….insomma ad adottare le stesse precauzioni che si applicano nei supermercati quando ci si mette in coda per fare la spesa.

 

La “Patstasciuttata a Casa Propria” è stata pubblicizzata dai nostri canali social, dai comunicati stampa e da Radio Onda D’Urto; i sacchetti pronti con un volantino, è tutto pronto per la distribuzione. Ma, in questi casi c’è sempre un ma, ieri ecco che si fa vivo lo Stato, quello Stato che dovrebbe farsi carico di tutti i cittadini, quello Stato che dovrebbe garantire un piatto di pasta a tutti, quello Stato che dovrebbe favorire la rete dei servizi sociali e le azioni solidali nei confronti degli ultimi; ebbene quello Stato si è manifestato con il suo volto peggiore, quello dei divieti, quello delle restrizioni democratiche, quello delle accuse e delle minacce. In sostanza ci viene intimato dalla Questura di fermare l’operazione per evitare “assembramenti” minacciando denunce per “istigazione alla inosservanza delle misure “anti-covid”. Probabilmente una denuncia in più avrebbe per noi solo arricchito il nostro palmares, ma il pericolo della identificazione e denuncia dei “disperati” ci ha fatto ricalibrare l’iniziativa. Convinti che la cosa importante sia che il sacchetto arrivi a chi ne ha bisogno, (poco importa se a consegnarla è un compagno in un gesto di militanza o un volontario di qualche associazione già operante sul territorio), doniamo tutto il cibo ai Servizi Sociali del Comune di Brescia.

Per noi il contenuto politico della nostra iniziativa è comunque pienamente realizzato. È inquietante che l’emergenza Covid-19 abbia cancellato qualsiasi iniziativa politica reale e abbia imposto la riduzione delle libertà politiche e sociali; è inquietante che i mezzi comunicazione per conto del potere politico finanziario, abbiano creato un’omogeneità di sentimenti e atteggiamenti assoluta, che producono nella gente una varietà limitata di reazioni, tra le quali spiccano l’obbedienza, la rassegnazione e buonismo. In questa militarizzazione che subiamo, si reprime prima di tutto l’antifascismo militante e poi la solidarietà concreta, si tollera la non politicizzata. L’unica che trionfa è la solidarietà pelosa (banche, mezzi di comunicazione di massa, chiesa, partiti, istituzioni, governanti e protezione civile, opinion maker, blobbari vari, giullari, artisti-guitti che, poi, passeranno all’incasso, portaborse e reggicoda) che si appropria di tutto l’operato solidale e mescola tutto in un indifferenziato, retorico e melenso messaggio di pace sociale frutto del buongoverno e ci chiede soldi con le sottoscrizioni per gestire il disastro sociale che hanno creato. Proclamano che “la bontà d’animo” dei singoli e delle associazioni trascenda scontri, contraddizioni e lotte di classe; persino i carabinieri che pattugliano le strade, sono diventati “angeli” che portano cibo ai bisognosi.

L’imperativo è chiudere ogni spazio di agibilità politica, lo dimostrano le stesse modalità imposte per celebrare il nostro 25 aprile: solo i sindaci potranno andare a rendere omaggio ai monumenti alla Resistenza, anche quelli di destra che non ci sono mai andati o che lo hanno fatto costretti dal momento istituzionale ma tentando di stravolgerne i senso; mentre ai rappresentanti dell’Anpi è preclusa ogni possibilità di portare un fiore o di esibire le proprie bandiere in piazza, se non forse con un solo rappresentante. Eppure si potevano garantire tutti i distanziamenti del caso, così come avviene nelle aziende. Ma in un regime capitalistico la memoria storica e i principi costituzionali passano in secondo piano. Nelle centrali del profitto borghese i distanziamenti sono garanzia di tutela della salute mentre nelle piazze no, tutto si trasforma in becero divieto. Ora concentriamoci sulla nostra Festa: perché il 25 aprile deve essere una Festa. La Liberazione dal nazi-fascismo è una grande e fondamentale festa. Ma un minuto dopo bisogna che riprendiamo in mano la nostra storia, la nostra Libertà. L’agibilità politica non può essere relegata ai social, se le fabbriche possono lavorare adottando le dovute tutele, la stessa cosa deve essere fatta anche per tutti gli altri ambiti, altrimenti si deve parlare di regime totalitario da Coronavirus ed gli unici ad essere tutelati sono i padroni ed i loro portafogli e che si arricchiscono anche su questa disgrazia, facendo profitto con una pace sociale imposta dalla paura del virus e accettata dalla remissività di partiti e organizzazioni politiche e sindacali.

Sia 25 Aprile militante di lotta anticapitalista, prima di tutto, poi noi celebreremo anche il passato che ci appartiene e che l’istituzione borghese disinnesca, mistifica e perverte ogni anno sempre di più.

 

 

 

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