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L’enorme, insanabile contraddizione del Partito Democratico

Il succedersi dei fatti è rapido e in continua evoluzione, tutte le considerazioni scientifiche, politiche e di cronaca vengono superate più volte al giorno, in modo inesorabile, anche se prevedibile.

Tuttavia c’è una cosa chiara e immutabile, che ci descrive la realtà della politica italiana: l’enorme, insanabile e velenosa contraddizione all’interno del Partito Democratico, della cosiddetta Sinistra di governo e del Sindacato. Contraddizione che è frutto di un mutamento culturale e politico, che parte da lontano, di una visione sempre più prona verso il liberismo e che rinnega il proprio ruolo storico nel conflitto di classe.

Un Partito Democratico che ha scelto di rappresentare l’interesse di una parte del capitalismo e al contempo vuole ammansire la classe operaia e i proletari con la “retorica di regime”. Un partito che mette in campo tutte le subdole armi della “società dello spettacolo” e nasconde le contraddizioni di classe, che esplodono comunque nelle crisi totali come questa. Non basta buttarla sulle patetiche esortazioni all’“unità nazionale”, non basta abusare “Bella Ciao” per negare il brusio del dissenso che aleggia nelle classi lavoratrici.
La necessità di mantenere intatto il sistema di produzione capitalistica e il suo profitto costringe, di volta in volta, amministratori, politici, preti e sindacalisti a continui cambiamenti e a nuove strategie di comunicazione per tenere sotto controllo il dissenso. Essi dicono che per difendere “l’economia” e la “salute” nazionale e mondiale, bisogna continuare a tenere attivo il sistema “produttivo, economico-finanziario e militare”.

Sono menzogne e ricatti per tenere i lavoratori inchiodati al posto di lavoro, anche a prezzo della vita. Questo è il messaggio sempre presente in tutti i livelli di comunicazione di massa: immagini televisive, titoli e didascalie di ogni articolo di stampa o social e delle fotografie.

Siamo, più che mai, una civiltà dove la comunicazione di massa, le immagini, la scrittura e la parola, sono sempre termini pieni della struttura informazionale, in grado di condizionare la massa stessa. Infatti, tutto si giustifica nello stato di necessità che non prevede il “principio di non contraddizione” e la coerenza politica, ideologica non esiste più di fronte alla ragione di stato e della difesa del capitalismo in quanto tale. Però, ed è da sottolineare il però, tutto questo Circo Barnum della politica rappresentativa e della comunicazione crea dei cortocircuiti esemplari. Ad esempio a Brescia il sindaco Pd del Bono supera a “sinistra” il Sindacato (fino a quel punto inerte) con la sua richiesta di chiusura delle fabbriche, ma a sua volta è superato a “sinistra” dal governatore leghista Fontana, che invoca provvedimenti ancor più duri, apparentemente ignorando le richieste di Confindustria. Allora il governo, con capriola degna di un acrobata, vara disposizione nel cuore della notte.

Il ricatto salute/lavoro, però, viene ribadito dal Presidente della Confindustria Boccia, che in modo inquietante, minaccia che molti rimarranno senza lavoro e che le fabbriche non riapriranno. Peccato che il presidente Boccia si dimentichi di dire che la sua fabbrica, le Arti Grafiche Boccia, ha una montagna di debiti, che non paga i fornitori e che, con escamotage vari, ha evitato il fallimento ma ha congelato i suoi debiti. Questo è l’uomo che ci dice quel che dobbiamo fare e questa la faccia che la Confindustria decide di spendere. Il Sindacato, a questo punto, deve rincorrere “la sua base” che gli sfugge e dichiara lo sciopero, ma è una mossa tardiva; le sue compromissioni con i padroni lo sommergono, e anche ora è pronto a mediare per non far esplodere le lotte.

Lotte che quando si accendono, ora più che mai, con le nuove disposizioni di ordine pubblico, vengono brutalmente represse dalle forze dell’ordine e sanzionate in modo abnorme, eliminando di fatto diritti politici e sindacali conquistati in anni e anni di lotte. Tutti ci ricordano che questa è una guerra; per i virologi è una guerra al virus, per i capitalisti una guerra economica per difendere i loro interessi. Una guerra, è vero che speriamo si possa trasformare in una guerra e lotta di classe e non solo la solita guerra dei capitalisti contro i poveri, come è sempre stato. Del resto il motto preferito dei capitalisti è del Barone Rothschild:“Il momento di comprare è quando il sangue scorre nelle strade.”

 

 

 

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