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E ruspa sia e il Xm24 va giù

Salvini non ha guidato materialmente la ruspa che ha demolito il centro sociale bolognese Xm24, ma è come se l’avesse fatto. Lo ha fatto la giunta bolognese, che è espressione di un PD sempre ansioso di superare a destra la Lega. Forse un caso di telecinesi staliniana con Merola assistente del “mago”. Di certo è un caso emblematico dell’ossessione leghista e della destra (parlamentare e di movimento), di portare alle estreme conseguenze una guerra senza quartiere contro quel che resta della sensibilità politica e culturale fuori dal palazzo. E il PD si accoda, come telecomandato e spinto da istinto suicida. L’idea è di creare una città senza opposizione, in un’ottica autoritaria, dedita solo al profitto per consumatori eccellenti e turisti degli hotel a cinque stelle. Una città dove in centro ci stanno i ricchi e gli altri (lavoratori, immigrati, giovani non allineati), devono rimanere nelle periferie degradate in buon ordine, disciplinati e proni all’imperativo di un supposto e mistificatorio “progresso collettivo”. Qualsiasi forma di dissenso va sradicata, le ruspe devono abbattere i luoghi simbolo dell’antifascismo e dell’anticapitalismo per affermare l’immane disastro politico, culturale e sociale in cui versa la nostra società.

La portata simbolica di questa demolizione annichilisce, è lo specchio della società futura che ci attende: repressiva, autoritaria e disumana, piena di negozi e Air B&B. Possibile che la storia di un movimento, che ha arricchito di valori esistenziali la città, venga fisicamente spazzata via dalle ruspe? Si, è possibile perché per il regime fascio-leghista-PD, non deve rimanerne traccia visibile, nulla che possa evocare una storia di lotta di classe e di diciassette anni di autogestione. Tutto è stato distrutto, con la polizia in assetto antisommossa a presidiare, mentre i compagni tentavano una resistenza da giorni.

State distruggendo con una ruspa tutto quello che abbiamo costruito con le mani!” gridavano i compagni. Infatti, il centro sociale ospitava una ventina di progetti permanenti come la Ciclo officina popolare Ampioraggio, le palestre popolari Palestina Libera, la scuola autogestita di italiano per i migranti; anche progetti sociali come il Lab57-Alchemica per il primo soccorso di chi abusa di droghe, il mercato contadino Campi Aperti e un festival di musica indipendente.

Tutto raso al suolo, guarda caso, in concomitanza con un nuovo lucroso piano di edilizia sociale. Così la città muore; la città di Bologna è immolata al profitto e tutta la sua storia resa inaccessibile e invisibile. E i bolognesi, ex comunisti ed ex antifascisti, si riconosceranno in questo modello? Crediamo di si, perché la persuasione attuata dalla destra sovranista si è rivelata potentissima: elenca i nemici – comunisti, migranti e poveri – e con la paura ti fa digerire tutto. I bolognesi ora aspettano solo le prossime amministrative per consegnare, anche formalmente, a Salvini la città. Nel frattempo continua la penosa e criminale riabilitazione del fascismo, con tutto il suo arsenale di folli miti, che non si possono definire ideali, per consacrarci a un regime ordo-liberista.

E la sinistra istituzionale, si rende conto a quale livello di collusione è giunta?

C’è una sola risposta:

antifascismo militante e anticapitalismo adesso.

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