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OGGI 2 AGOSTO, IERI 1 AGOSTO

Ieri 1 agosto festa della Lega e Salvini fa il Salvini che ci aspettiamo e che la sua “gente per bene” si aspetta da lui: insulti, minacce, esibizioni muscolari, esaltazione e razzismo sovranista. Il solito copione al quale il capitano ci ha abituati da tempo. Oggi più tracotante e arrogante che mai, pompato dai media servili e dai sondaggi, è convinto di avere tutto in pugno, di aver messo avversari e alleati nell’angolo e si sente un vero, autentico caudillo del sovranismo parafascista.

Oggi 2 agosto, che viene dopo il primo di agosto, è l’anniversario della strage di Bologna: 85 morti e 200 feriti, alla stazione di Bologna la strage più sanguinosa della Repubblica italiana.

Nell’edizione di oggi del Il Manifesto, un utilissimo articolo, a firma di Saverio Ferrari, ci riporta a quel clima politico e a quei giorni, ci ricorda che quell’attentato alla stazione di Bologna fu il più sanguinoso ed eclatante, ma che fu preceduto e seguito da numerosi attentati ai treni italiani: 36 attentati in meno di trent’anni e 4 stragi (Freccia del Sud, Italicus, Bologna e Rapido 904). I morti sono stati 121 (di cui 85 solo a Bologna), i feriti 598.

Attentati, e non solo quelli ai treni, scrive Saverio Ferrari, che mostrano la rete di collusione e complicità tra neofascisti e Cosa Nostra, culminate con le stragi di Capaci e Via D’Amelio e le bombe del 1993; tutto ciò diventa palese dalla condanna del parlamentare missino Abbatangelo per aver detenuto e fornito l’esplosivo ai clan.

 

Così Saverio Ferrari apre l’articolo de Il Manifesto: «Attentati a uffici, magazzini, cinema, linee ferroviarie. L’opinione pubblica, sempre scontenta e avida di tranquillità, si sarebbe indignata e avrebbe invocato l’ordine senza curarsi da quale parte sarebbe venuto». A parlare in questo modo era Pino Rauti, il giovane leader della corrente evoliana, nel corso di una riunione interna dell’Msi, a Roma, negli anni Cinquanta. A riportare le sue parole fu Giulio Salierno, all’epoca dirigente giovanile della sezione di Colle Oppio, nella sua Autobiografia di un picchiatore fascista(Einaudi, 1976).

 

La rabbia e il dolore per le stragi del passato, ma ancora senza giustizia, non ci impediscono di trovare una mostruosa similitudine e continuità d’intento tra la citazione di Pino Rauti, qui sopra riportata, e le disumane, dissennate, politiche dell’odio della Lega-Salvini. Il contesto è radicalmente cambiato, il nemico/vittima del capitale non è più solo il proletariato, ma vi si aggiungono migranti, stranieri e tutto il “popolo del no” alle grandi, inutili opere pubbliche (con la complicità dello smanioso PD). Oggi, alla destra di governo ed eversiva, non servono le bombe, basta che essa invochi l’ordine e l’egoistico interesse personale dei singoli, per spoliticizzare la società civile e consegnarla al populismo sovranista di Salvini. Una destra indifferente al prezzo delle migliaia di morti, in mare o sulle vie di fuga in montagna, che ha provocato, ma certa che: l’opinione pubblica, sempre scontenta e avida di tranquillità, si indigna e invoco l’ordine senza curarsi da quale parte viene.

Ecco, solo cambiando il tempo dei verbi, la citazione di Pino Rauti di ieri è la politica della destra italiana di oggi, è di un’attualità sconcertante, con Salvini in testa e con tutti gli altri partiti disciplinati e diligenti in coda. E purtroppo, tallonati affannosamente dalla cosiddetta “sinistra di governo”. Passano gli anni, ma i metodi per istituire uno stato autoritario e repressivo sono sempre gli stessi.

Oggi è il 2 agosto, commemoriamo quella stagione, ma ieri era l’1 agosto e prendiamo coscienza di questa stagione.

Siamo consapevoli che antifascismo militante, antirazzismo e  anticapitalismo sono la nostra arma, oltre che la nostra anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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