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La strada del Giornale di Brescia per l’inferno è lastricata di buone intenzioni

La strada del Giornale di Brescia per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, ma porta comunque all’inferno, l’inferno dello sdoganamento totale del fascismo.

 “Appuntamento lunedì 10 giugno alle 18al GdB, in Sala Libretti, per parlare di politica con la presentazione del libro «Il cuore nero della città. Viaggio nel neofascismo bresciano» di Federico Gervasoni.” Cosi scriveva il Giornale di Brescia a proposito della presentazione del libro di Gervasoni.

Peccato che il convitato di pietra sia stata proprio la politica.

La presentazione era stata preceduta da un appello alla solidarietà al giornalista per le minacce ricevute dai neofascisti, i quali avevano dichiarato che si sarebbero presentati alla presentazione per contestarla.

E in effetti, si sono presentati ala spicciolata in cinque, di cui tre sono noti: due di Casa Pound, De Cesare candidato sindaco alle ultime amministrative e Santamaria candidato in consiglio comunale sempre alle amministrative, e Boscolo di Brescia ai Bresciani, più altri due sconosciuti che li accompagnavano. La prenotazione era necessaria per accedere alla Sala Libretti e all’ingresso veniva consegnato un badge. Fuori e in sala a presidiare era la Digos e altre forze “dell’ordine”, in tutto una quindicina.

Al tavolo dei relatori, l’autore Gervasoni, la direttrice del Giornale di Brescia Vallini, il deputato del PD Bazoli e l’immarcescibile ex sindaco ed ex senatore Corsini, che scusate la chiosa, si è sempre definito un democristiano prestato ai comunisti (quali comunisti poi?).

La piega dell’evento è subito evidente: il problema politico del neofascismo e delle minacce a un giornalista che ne parla, diventa una dissertazione accademica tra intellettuali. Un simposio dove si citano filosofi tedeschi, Popper, Eco e l’Ur Fascismo. Concetti da antropologia culturale, sociologia delle masse e, perché no, psicopatologia di massa del fascismo, senza l’acume di Reich e senza nominarlo.

Però, l’antifascismo non è solo questo, l’antifascismo è lotta e militanza, l’antifascismo è coscienza di classe e consapevolezza che i fascisti, soprattutto quelli che si rifanno al ’19 e al Sansepolcrismo di ieri e di oggi, sono sempre stati lo strumento per il controllo sociale del proletariato da parte del capitalismo.

Per citare l’onorevole Bazoli: in fase di crisi economica chi parla alla pancia del popolo vince. E per citare Corsini: la destra si divide tra eversiva e democratica, ma diciamo noi che la destra eversiva è sempre stata pasciuta dalla destra democratica per il controllo e la repressione sociale.

Il Giornale di Brescia si è, ancora una volta, dimostrato prono al tema della pacificazione e della tollerante normalizzazione del fascismo. Ma questa volta è andato oltre, fornendo su un piatto d’argento una tribuna a Casa Pound per un comizio pubblico in una sede che si dichiara antifascista, davanti a un pubblico e relatori antifascisti. E cosa è successo? Nulla!

Gervasoni ha raccontato delle minacce subite e della sua richiesta di aiuto alla Digos, che lo avrebbe rassicurato. La direttrice Vallini gli chiede lumi sulle minacce e lui specifica: “Mi hanno invitato di cambiare lavoro…”. A questo punto De Cesare sbotta: ”E sarebbero minacce queste?” La direttrice Vallani lo invita al microfono e lui con pacata fermezza, e sottotraccia autoritaria e minacciosa, ricorda che lui è fascista, che Casa Pound è una forza politica nelle liste elettorali con consiglieri comunali liberamente eletti e invita Gervasoni, Bazoli, Corsini e Vallini a un incontro “amichevole” anella loro sede. Inoltre, quando De Cesere si è pubblicamente dichiarato fascista oltre all’abbandono della sala di tutti i presenti, ci si aspettava scattassero le manette visto che la Digos era in sala. Questa è un’omissione di atti d’ufficio da parte della Questura.

Bazoli, Gervasoni, Corsini di fronte a quel comizio retorico e all’invito all’incontro avrebbero dovuto alzarsi e dire che mai e poi mai avrebbero accettato di confrontarsi con un fascista, che l’antifascismo è militante perché rappresenta la visione di un mondo più giusto e senza fascismi, per i quali ricordiamo che ci dovrebbe essere la Legge Scelba, la Legge Mancino, la Costituzione della Repubblica.

Questo è accaduto di fronte a un deputato, un ex senatore, una giornalista e un autore che si dichiarano antifascisti, mentre la Questura deve presidiare l’ingresso alla sala per le minacce dei fascisti. Nessuno replica, solo Pedroni, segretario provinciale dell’Anpi, a questo punto lancia un. “Ma adesso basta…”, e ricorda gli atti squadristi di Casa Pound.

Si doveva parlare politica e antifascismo e non si è fatto.

L’unico che ha parlato e fatto politica è stato De Cesare di Casa Pound.

I dettagli della presentazione diventano ininfluenti, tuttavia sono disponibili nell’intervento della Rete Antifascista alla trasmissione Spazio Approfondimenti di ieri. http://www.radiondadurto.org/2019/06/11/brescia-alla-presentazione-di-un-libro-sul-neofascismo-si-presentano-i-fascisti/

 

 

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