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L’Undicesima Festa della Resistenza al tempo della perdita di senso

Dal 15 al 22 giugno si terrà l’Undicesima Festa della Resistenza.

Sarà “una settimana di festa nel quartiere Carmine per ricordare lo spirito della resistenza”, recita la locandina. Oggi più che un ricordo la Resistenza torna a essere una indispensabile pratica quotidiana, uno strumento di difesa e affrancamento da una proterva e opprimente disinformazione e mistificazione della storia, dei rapporti di classe e delle pratiche repressive del capitalismo.

Il quartiere Carmine è da sempre antifascista e sensibile ai valori della Resistenza e questa festa è cresciuta anno dopo anno, fino alla vasta partecipazione di compagni, cittadini e alla fitta serie di iniziative politiche e culturali di oggi.

 

Il 4 maggio in città si è svolto un corteo antirazzista e antifascista con 5.000 persone, con la massiccia partecipazione delle organizzazioni e dei cittadini del Carmine.

Il 14 maggio, di nuovo i compagni, i cittadini e le organizzazioni attive nel quartiere si sono mobilitate per impedire la grottesca farsa del comizio di Roberto Fiore di Forza Nuova in un bar ai margini del quartiere. Lo schieramento di sbirri era imponente, piazzale Cesare Battisti totalmente transennato e i compagni bloccati all’altezza della chiesa di San Faustino. Nemmeno fosse arrivato un vero leader politico ci sarebbe stata tanta cura a garantirgli impunita incolumità. Tuttavia la farsa era in agguato: alcuni cittadini e compagni hanno parlato con il barista che, ignaro dei contenuti di provocazione politica, ha capito e ritirato la disponibilità chiudendo il bar.

La velleitaria iniziativa di Forza Nuova è esemplare della perdita totale di senso dell’agire politico di questi tristi tempi.

Osserviamo i commenti velenosi e strumentali contro i “nemici d’Italia”, vediamo i nazisti a Casal Bruciato che tengono in ostaggio una famiglia, con le oscene bocche spalancate a lanciare insulti a una madre e minacciarla di stupro, o ci stupiamo per la maestra sospesa dal suo incarico per il corretto video fatto dai suoi allievi, o ci incazziamo per Roberto Fiore (il nostro coglione preferito) che minaccia di marciare, con i suoi manipoli di squadristi, verso la Sapienza per impedire il dibattito con il “super”nemico Mimmo Lucano. Potremmo andare avanti a lungo con episodi e analisi lombrosiane sui tristi figuri protagonisti di questi episodi, sui loro rituali “esoterici” in fila per cinque o del contrappasso di dover fare i conti con la loro vera natura, quando due di Casa Pound violentano una donna e sono talmente presi da loro stessi e dalla loro abissale ignoranza brutale, da vantarsene sui social.

Ebbene, dov’è il senso? Non solo quello politico, ma quello umano, puro e semplice. Dov’è il senso dell’appropriarsi morboso e bestiale degli anchorman dei talkshowe dei mass-media? Analisi sociologiche spinte e tirate per i capelli per mistificare il mostro socio-politico del connubio (non nuovo) tra capitale, sovranismo e socialdemocrazia ipocrita; ma quel che resta è l’insensata retorica del profitto e del controllo sociale. Così è banalizzare il tutto. Ma le immagini contano di più delle banali parole e i fatti restano, per quel che sono e alla fine li vediamo. Questo gioco alla fine si ritorcerà contro i capitalisti e i loro servi fascisti: ormai è tempo.  Di paradosso in paradosso, nel gioco delle tre scimmiette, per la politica di regime tutto passa, tanto domani è un altro giorno e la gente dimentica, si sa.

Siamo al punto che Salvini (che non ho capito se è un infiltrato di Casa Pound nella Lega o uno scompensato) potrebbe ai comizi anziché sventolare il rosario leggere la sua lista della spesa che i risultati non cambierebbero e in questa anestetizzata e psichedelica società dello spettacolo, continuerebbe a essere acclamato “Capitano” che sconfigge il nemico interno ed esterno per il nostro bene e i nostri valori cattolici.

Urge recuperare il senso intimo delle cose, tornare a chiamare le cose con il loro nome, aver consapevolezza dei valori e i diritti fondanti dell’umanità, che sono uguali per tutti e dappertutto, purtroppo ce ne dim
entichiamo, e riaffermare che il mondo non è diviso in nazioni e razze, ma in Proletari e Capitalisti e che lo scontro è sempre attuale, sempre più forte e totale. 

Undici anni di feste perché il proletariato e tutti gli esseri umani di buon senso non dimentichino la Resistenza. Anche oggi, che con i risultati elettorali che vedono la Lega al 34%, verrebbe spontaneo intonare il De Profundis, ma non lo intoneremo e continueremo a difendere i proletari di tutto il mondo.

 Resistere è vitale. E noi siamo vivi.

 

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