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LA DIFESA DELLA RAZZA DEGLI IDIOTI FASCISTI

Se una “razza” esiste, oltre a quella umana, in tutti i termini enunciati dall’intellighenzia fascista da Evola ad Almirante, è quella degli idioti fascisti. Oggi sono stati eletti in ammucchiate elettorali con a capo la Lega e un solo denominatore comune: razzismo e nostalgia del ventennio. Si inventano retoriche panzane per imporre il loro retroterra “culturale” con la commemorazione del loro “eroe” per eccellenza: Almirante.

Il tutto con il plauso di personaggi grotteschi e inquietanti come la Beccalossi e soci.

L’operazione è patetica e sordida, tuttavia nessuno si sottrae, l’abbiamo già vista in altre località e oggi tocca a Ghedi. Il sindaco Lorenzo Borzi, eletto in una lista civica composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Ghedi Tricolore, ovviamente è “imprenditore”, categoria prossima alla beatificazione e poi alla santità, e forse non potendo puntare direttamente a una “Piazza Benito Mussolini Duce d’Italia”, media e si accontenta di proporre Piazza Giorgio Almirante. La “revisione storica” sarebbe una barzelletta se non fosse che con essa la Lega di Salvini ci sta sottraendo la libertà politica e culturale dei prossimi decenni. Tutte le proposte di legge di questo governo, con la complicità degli “utili idioti” dei 5Stelle, sono palesi e lampanti: odio razziale, paura del diverso e nostalgie scioviniste saranno la chiave del “nuovo regime”. Ancora una volta i colpevoli della crisi e dell’insicurezza percepita non sono quelli l’hanno creata: i borghesi, i banchieri, la finanza internazionale e l’imprenditoria corrotta e incapace, ma i soliti negri, i rom, i poveracci, i transgender, i gay e (perché no?) le donne emancipate. Certo la gente per bene, il popolo, i lavoratori che sgobbano e non hanno neanche il tempo di informarsi hanno la memoria corta e per sfinimento prendono per buone le lusinghe e i sorrisi dei politici tutti, dei preti e dei capitalisti, quindi facciamo un ”piccolo punto”, è indispensabile.

Giorgio Almirantefu segretario di redazione della rivista Difesa della Razza, che enunciava i principi deliranti e criminali delle Leggi Razzialidel 1938, e futra i firmatari del Manifesto della Razza. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana e divenne capo gabinetto del Ministero della Cultura Popolare presieduto da Fernando Mezzasoma. Il 17 maggio 1944, in qualità di capo gabinetto del ministero di Mezzasoma, firmò il terribile bando in cui prometteva la “fucilazione alla schiena” di tutti i partigiani, gli “sbandati”, che non si fossero consegnati alla polizia fascista o ai tedeschi.

Nel dopoguerra divenne segretario delMSI con ruoli nei movimenti neofascisti e nella strategia della tensione che insanguinò l’Italia negli anni 60-70 e 80.

 

Un piccolo saggio “letterario” di Almirante su Difesa della Razza del 5 maggio 1942:

«Il razzismo – sciveva il futuro segretario del Msi – ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». «Altrimenti – scriveva ancora Almirante – finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

Ecco l’uomo Almirante! La sua essenza ci racconta benissimo anche l’uomo Lorenzo Borzi, la donna Beccalossi e ancor di più la “strategia” dell’uomo Salvini. Si, perché nonostante tutto questi sono solo uomini e donne come tutti gli altri, come tutti quelli che vorrebbero cancellare e che considerano inferiori perché sembrano diversi da loro, ma  l’unica differenza umanamente percepibile con il resto dell’umanità è solo la loro barbara ignoranza.

 

Se abbiamo urgenza di sistemare la toponomastica di vie e piazze, ricordiamoci che c’è ancora una lunga fila di vittime del fascismo e delle leggi razziali che aspettano il giusto e sacrosanto riconoscimento. La memoria è consapevolezza del passato, è l’unica garanzia del nostro futuro democratico.

Di sicuro la Razza dei Fascisti Idioti non va difesa, ma combattuta sempre e senza mezze misure.

 

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