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DELIRIO AUTORITARIO

 E GIUNTA IN VACANZA POLITICA

 Quanto messo in atto sabato 17 novembre a Brescia dalla Questura è un autentico delirio autoritario. Centinaia di agenti in tenuta antisommossa, mezzi blindati, decine di agenti in borghese, carabinieri, guardia di finanza, polizia urbana: mancava solo la protezione civile e i vigili del fuoco. E forse le guardie forestali ma giusto perché si sono militarizzate e assorbite dai carabinieri.

Senza parlare delle ditte di traslochi che hanno sistemato centinaia di transenne e delle aziende addette alla raccolta dei rifiuti che hanno portato via decine di cassonettie reso inutilizzabili centinaia di cestini dei rifiuti. Oppure dei divieti di sosta con rimozione (numerose quelle eseguite). Insomma un dispositivo di sicurezza che faceva presagire chissà quali sommovimenti, moti o incidenti. Invece lo scenario del Quartiere del Centro Storico cittadino, il Carmine ha visto da un lato una grande festa di popolo, un popolo multietnico ed integrato che ha animato per diverse ore via S.Faustino con musica, canti, giochi, colori e buon cibo.

 

 

A poche centinaia di metri 56, dicasi cinquantasei, fascisti, militanti di Forza Nuova, in divisa, inquadrati militarmente, sventolanti bandiere nere e urlanti slogan apologetici e deliranti, conditi da autentiche minacce nei confronti del popolo antifascista. Insomma da una parte i residenti del quartieree le decine di associazioni culturali, artistiche e politiche che hanno sede e operano nello stesso. Dall’altra un manipolodi estranei calati come extraterrestri (o come topi di fogna, poiché sono comparsi e spariti dalla sotterranea metro), solo in parte bresciani, perché a rinforzare le esigue fila c’erano sbandieratori veronesi e milanesi. Da un lato chi rivendicava la voglia di vivere le proprie piazze, le proprie strade, i propri spazi; dall’altra ubbidienti animali dei padroni scortati in loco dagli sbirri in un recintato protetto, dove erano confinati nell’impossibilità d’interagire con la città.

Forza Nuova aveva annunciato un presidio razzista e fascista, “CONTRO DEGRADO E IMMIGRAZIONE”, nella piazzetta della chiesa di S.Faustino, poi prescritto dalla Questura e dislocato a pochi metri nel “budello” di via della Rocca.

Poco importa se poi è stato concesso loro un mini corteo da deportati, in fila per quattro, dalla fermata Metro S.Faustino sino all’inizio della salita del Castello.

Una grottesca rappresentazione di ciò che il fascismo è stato ed è ancora: macismo ebete, violenza, astrazione dalla realtà, retorica sottoculturale, repressione, prevaricazione, militarizzazione.

Nel recente passato la Questura bresciana aveva risolto simili tragicommedie dislocando i presidi neri altrove, lontano dal Carmine multietnico e antifascista. In regime salvinano tutti hanno diritto a manifestare dove vogliono, anche coloro che per propria natura esprimono e professano idee in contrasto con la Costituzione  e con buona parte del Codice Penale. Viene da chiedersi quanto sia costata questa pagliacciata alla collettività? Altresì, ci si chiede dove sia il mega dispositivo militare della questura e dei Carabinieri, quando a notte fonda i neriluridi individui scorrazzano per la città armati di manganelli estendibili, cinture e coltelli a caccia di immigrati e/o antifascisti?

Sarebbe anche utile chiedere al solerte dirigente della Digos che un paio d’anni fa ci spiegava che non era possibile raggiungere in corteo il Monumento alla Resistenza di Corso Magenta perché il centro è storicamente diviso in due: i fascisti nella zona di Piazza Arnaldo, gli antifa al Carmine. Oggi pare che questa dicotomia sia caduta. Certamente non può che farci piacere, perché Brescia è medaglia d’argento alla Resistenza, ma non solo in alcune piazze o vie ma nell’intera città!

E l’intera città ha detto NO in modo forte e chiaro a razzismo e fascismo. Nonostante l’imbarazzante silenzio dell’Amministrazione Comunalee di alcune grandi associazioni e partiti di massa.

 

Ora non appassiona la diatriba su regolamenti e delibere comunali: è un bel gesto politico il regolamento secondo il quale per occupare suolo o sale pubbliche si deve sottoscrivere il rispetto ai principi costituzionali e dei valori resistenziali, ma è facilmente eludibile. Infatti, basta non occupare suolo pubblico con strutture fisse che la questione diventa di sola competenza questurina, quindi risolta.

L’amministrazione comunale, poteva almeno dire qualcosa, anche se non proprio di sinistra, perché i fascisti attaccavano “degrado e integrazione” proprio nel quartiere dove le giunte di centro-sinistra hanno svolto un lavoro di recupero e rilancio urbano e umano.

Un paio di assessori si sono visti in piazza, estremamente attivi a tessere rapporti, ma il silenzio istituzionale è davvero allarmante. Il prossimo appuntamento è già questo sabato: 24 novembre, quando Casa Pound(Clown) chiama fascisti e razzistiin piazza Vittoria per inneggiare  al Bigio. Ci aspetta un’altra giornata di fermezza, partecipazione e militanza antifascista. Non appassionano per nulla le inutili disquisizioni architettoniche e artistiche, le visioni dei sovrintendentie gli abbagli di Del Bono e Castelletti sulla musealizzazione, o la democristiana soluzione di rinviare il tema di vent’anni, sino a fine prestito della statua concessa da Paladino.

Il Bigiogiace nel deposito comunale di via Rose e da lì non deve uscire.

Nessuna ragione artistica può prevaricare il senso di una dismissione avvenuta il 12 ottobre del 1945 a furor di popolo. Se il Bigiofosse stato solo un’opera d’arte o un elemento architettonico i partigiani scesi dalle montagne dopo mesi di guerra, stenti e miseria non avrebbero certo perso tempo ad accanirsi contro un pezzo di marmo.

L’Era Fascista è il nome attribuitigli nel 1932 da Mussolini in persona, che l’esaltò a simbolo dell’intero regime. Quindi la Brescia solidale, medaglia d’argento alla Resistenza, sfregiata dalla strage del 1974 non può e non deve permettere la restaurazione di simboli funesti portatori di lugubri presagi.

 

Lo scorso sabato una marea umana multietnica e festosa ha respinto la presenza fascista, il prossimo sabato bisogna in qualche modo replicare.

Ora e sempre: Resistenza!

 

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