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[BRESCIA]: al fianco dei compagni colpiti dalla repressione

Un sistema sociale per gran parte fondato sull’inumana ottusità di un apparato legale ideato per soddisfare il tornaconto di un potere che calpesta e umilia i più deboli, non può che produrre miserie e violenze.
E in un simile sistema sociale, chi si batte per i diritti di tutti e tutte, chi ancora si ostina a percorrere “in direzione ostinata e contraria” la strada della solidarietà, non può che apparire come un fuorilegge. Lo scorso 14 febbraio il tribunale di Brescia ce ne ha data l’ennesima conferma, infliggendo tre pesanti condanne ad altrettanti militanti della lotta antisfratti che agisce a Brescia e provincia; tutto questo per aver tentato di difendere strenuamente una famiglia costretta a vivere in condizioni disumane. Chi sono i criminali? I compagni e le compagne che si battono affinché chiunque possa avere il diritto di vivere degnamente, o i banditi dai mille volti che per i loro sudici interessi producono tutti i giorni soprusi e brutalità?
Non si può non pensare all’orrendo controsenso di un sistema impregnato di violenza e repressione, e che tuttavia esige dalle proprie vittime obbedienza, silenzio e disciplina. Come Rete Antifascista non possiamo che essere al fianco dei compagni colpiti dalla repressione di una legalità che contrasta con le leggi della coscienza, del cuore, della solidarietà, dell’umanità; e siamo contro una società che qualcuno vorrebbe soltanto improntata al disprezzo, una società per la quale è normale che il tragico spettro fascista possa godere di spazi in cui organizzare e pianificare il proprio odio; in definitiva, non possiamo che schierarci contro un sistema assurdo che punisce i solidali, che penalizza gli oppressi e sovente gratifica gli oppressori.
 

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[BRESCIA]: MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

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[BRESCIA]: PRESENTAZIONE LIBRO

martedì 24 gennaio, alle ore 20.30 si svolgerà la
presentazione del libro
Fascisti del Terzo Millennio. Per un’antropologia di Casapound.

 alla presenza dell’autrice Maddalena Gretel Cammelli (ricercatrice antropologa) e di Elia Rosati (collaboratore didattico dell’Università di Milano).

L’iniziativa è ospitata presso il Caffè letterario Primo Piano, vicolo Beccaria 10 Brescia.

Organizza: Brescia Antifa in collaborazione con Anpi Brescia-sez. “Caduti di Piazza Rovetta”

Evento Facebook

.Il libro
In questi ultimi anni, varie formazioni di estrema destra – fasciste, populiste o nazionaliste – sembrano aver assunto una maggiore visibilità e capacità di penetrazione politica tra le popolazioni europee. Prodotto dei forti cambiamenti che stiamo attraversando, sintomo di una progressiva frantumazione sociale, tali formazioni si battono sia contro una Unione europea che ha espropriato gli Stati nazionali della loro sovranità, sia in difesa di una presunta identità culturale dell’Occidente, oggi “minacciata” dai crescerti flussi migratori.
Nel nostro paese, una delle espressioni più evidenti e paradigmatiche di una generale deriva sovranista, nazionalista e identitaria, cui assistiamo in questi anni di crisi economica e sociale, è sicuramente rappresentata da CasaPound. Studiarne pertanto la struttura, la cultura e l’azione, come si propongono queste pagine – che raccolgono anche le ragioni di appartenenza espresse dai suoi militanti -, costituisce un contributo importante alla comprensione di una cultura politica che va ben al di là di coloro che la rivendicano apertamente definendosi “fascisti del terzo millenio”. Dall’osservazione e dall’analisi antropologica di un caso concreto, cogliendone le peculiarità, analizzandone la matrice culturale, il programma politico, le forme della militanza e le tensioni che lo attraversano, emergono in realtà molti degli elementi che in vario modo e in forme diverse connotano i sentimenti e i comportamenti di una parte sempre più consistente delle nostre società, prese nel gorgo di una trasformazione di cui è difficile cogliere il profilo e prevedere gli esiti.

l’autrice
Maddalena Gretel Cammelli ha conseguito il dottorato di ricerca in antropologia presso l’École des Hautes études en Sciences Sociales di Parigi e l’Università di Bergamo. Si occupa principalmente delle forme contemporanee di razzismo e di fascismo, di migrazioni e integrazione, di movimenti sociali e violenza politica.

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COMUNICATO DELLA RETE ANTIFASCISTA DI BRESCIA CON TUTTI GLI IMMIGRATI: SOLIDARIETA’

COMUNICATO DELLA RETE ANTIFASCISTA DI BRESCIA
CON TUTTI GLI IMMIGRATI: SOLIDARIETA’

Lo scorso 4 dicembre abbiamo assistito per la seconda volta nell’arco di un mese
ad un super spot razzista e fascista messo in onda in diretta nazionale da una
nota emittente televisiva.
Il palcoscenico era quello della caserma Serini di Montichiari che a breve ospiterà
130 richiedenti asilo in attesa del riconoscimento di status di rifugiato ed in
attesa di essere trasferiti in strutture molto più piccole sparse sul territorio.
La logica della microaccoglienza ha trovato a Brescia la collaborazione di circa
un terzo delle amministrazioni comunali.
Se in altri territori la situazione è divenuta complicata, come ad esempio a Cona,
è perché in Veneto solo un comune su dieci si è dato disponibile all’accoglienza
diffusa. La strada da perseguire è quella della microaccoglienza.
Probabilmente se tutti i comuni bresciani avessero svolto un ruolo attivo non si
sarebbe arrivati all’individuazione della ex caserma Serini quale centro di prima
accoglienz
a e smistamento.
E’ sconcertante che le stesse forze politiche contrarie alla microaccoglienza stiano
oggi alzando barricate ideologiche contro la presenza di richiedenti asilo a Montichiari.
Sconcerta ancor più che lo facciano in modo tanto becero e razzista dipingendo i futuri
“ospiti” della Serini come potenziali criminali.
Questi uomini e donne, in fuga da guerre, persecuzioni e carestie, si ritroveranno
deportati in un lager dopo aver sfidato aguzzini, trafficanti di uomini e viaggi epici,
spesso mettendo a rischio le proprie vite.
Positivo è il lavoro che si è intrapreso a Montichiari ove mettendo da parte logiche di
appartenenza si sta cercando di promuovere cultura della solidarietà attraverso
volantinaggi o il semplice dialogo con i cittadini.
Questi sforzi rischiano però di essere vani se si continua a concedere spazi di agibilità
politica a razzisti e fascisti.
Il fatto che sia presente da alcune settimane un presidio innanzi alla Serini carico di
ideologie antidemocratiche e fuori dal dettato costituzionale è assai grave.
Ancor più grave che Prefetto e Questore consentano tale manifestazione dichiarando
“importante che stiano tranquilli”.
La bomba è innescata: le vere anime del presidio sono gli stessi fascisti che misero in
scacco San Colombano di Collio per un mese, sono gli stessi che se ne vanno in giro a menare
armati di cinghie, sono quelli che fanno inaugurare una delle loro squallide sedi bresciane
ad un pregiudicato e camorrista.
Assurdo invece che ogni richiesta avanzata alla Prefettura di consentire un contatto solidale
tra le organizzazioni di Montichiari ed i futuri “ospiti” della Serini sia stato negato.

IL PRESIDIO FASCISTA E RAZZISTA DELLA SERINI
DEVE ESSERE RIMOSSO!

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SULLO STUPRO DI PARMA

Portiamo il nostro abbraccio alla compagna colpita dalla ferocia della violenza di genere consumata a Parma e dall’altrettanto feroce complicità di chi ha coperto i violentatori e di chi ha girato la testa dall’altra parte.
Vogliamo, innanzitutto, scusarci con lei per la nostra stessa vigliaccheria, per non aver saputo stare dalla sua parte in tutti questi anni, sin dal primo momento in cui emerse la notizia.
Ci sembra irrinunciabile aprire una riflessione tra tutte le compagne e i compagni, per capire come sia possibile che in un ambiente che dovrebbe essere di liberazione, di fiducia e di libertà possa accadere una tale violenza.
Come sia possibile che persone che si ritengono antifasciste possano approfittare della temporanea incapacità di difesa di una persona per aggredirla, tanto più in branco.
Come sia possibile che tutti i presenti in quel momento non abbiano sentito il bisogno di opporsi ad un potere bestiale, facendosene complici.
Come sia possibile che nei mesi successivi si sia potuto fare di quell’atto motivo di scherno, ripetendo così la violenza.
L’essenza dell’antifascismo sta nell’opporsi attivamente ad ogni sopraffazione, sta nello schierarsi senza eccezioni contro ogni potere che asservisce e stare, sempre, dalla parte di chi viene oppresso. Continued…

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[BRESCIA]: antifa parade

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SPIEDO POPOLARE DI AUTOFINANZIAMENTO

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National socialist black metal a Brescia

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[BRESCIA] PRESENTAZIONE LIBRO

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NUOVA AZIONE CONTRO LA MOSTRA “IL CULTO DEL DUCE” DI SALO’

Stamattina alcuni militanti della Rete Antifascista di Brescia hanno contestato nuovamente la mostra “Il culto del Duce” allestita al MU.SA di Salò.

La Rete Antifascista di Brescia non può esimersi dal ritornare di nuovo sul tentativo di fare di Salò ma anche di Gardone Riviera una nuova Predappio.

Infatti questo percorso, iniziato con qualche “amnesia” anni fa da Roberto Chiarini, animatore del Centro Studi della RSI, è proseguito quest’anno con la mostra “Il culto del Duce”, esposizione di teste di varia foggia di crapa pelata, ovviamente senza adeguata collocazione storica, curata dallo storico di destra Giordano Bruno Guerri, il quale, con grande senso storico e civico, voleva inaugurare la sua creatura il 28 maggio, giornata nefasta per la storia dell’Italia “democratica”, e finanziata dal deus ex machina di Brescia e provincia Marco Bonometti, presidente degli industriali bresciani, fascista dichiarato con vanto (il padre era un fucilatore di partigiani) e potremmo dire ‘mecenate nero’ dello sport bresciano presidente dell’An Brescia pallanuoto e patron occulto del Brescia calcio.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine e a questa tragica galleria dell’orrore si è aggiunta un’altra mostra celebrativa del Duce nella RSI dal titolo “La Repubblica a Salò, i 700 mila e 600 giorni di Mussolini – Battimani e sputi, da piazza Venezia a piazzale Loreto, passando per Salò”. Gli organizzatori sono il Movimento Salodiano Indipendente (MSI) e l’associazione Catarsi.

Più interessanti invece alcuni profili dei curatori: oltre a Angela Covili, Manuel Zaina, autore di numerose lettere ‘revisioniste’ ai quotidiani locali, e soprattutto Gianluigi Pezzali, ex consigliere comunale e ex gestore del Caffè Nero, una breve e fallimentare storia.

Gli organizzatori dicono: ”Crediamo di rendere un servizio nell’auspicata collaborazione, non richiestaci ma doverosa, con il Comune, il Centro studi Rsi e il museo Musa”.

La Rete Antifascista di Brescia vive con estrema preoccupazione questo rigurgito fascista e questa sovraesposizione di cimeli del Ventennio in generale, della Rsi e del Duce in particolare, per due motivi: 1) perché ritiene che questo percorso iniziato tempo fa sotto traccia e proseguito sempre più visibilmente e pubblicamente, grazie anche allo sdoganamento di cui hanno goduto le organizzazioni neofasciste negli anni, sia solo un inizio per poter fare diventare di Salò e del Garda una nuova e lucrosa Predappio grazie al turismo becero, nostalgico e nazifascista, come accade nella cittadina Romagnola; 2 ) perché ritiene che l’esposizione continua senza filtri, per non dire revisionista e senza alcuna storicizzazione è deleteria in quanto a questi mostri si possono approcciare tutti, sia chi è già formato e ha i propri strumenti per vedere, comprendere e giudicare ma anche chi non ne ha, come gli studenti, che ricevono dei messaggi sbagliati o errati di un importante e doloroso periodo della nostra storia e del suo lugubre e dannoso protagonista, il fascismo.

Per questo chiediamo a singoli, associazioni, democratici e antifascisti di opporsi a quest’operazione nostalgia con i mezzi che riterranno più opportuni e aderendo alle nostre iniziative.

L’UNICO ‘CULTO DEL DUCE’ È FINITO A PIAZZALE LORETO!!

RETE ANTIFASCISTA BRESCIA

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LE FORMELLE DELLA MEMORIA… CORTA E MANIPOLATA

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[BRESCIA]: APOLOGIA DI FASCISMO

Sabato 17 settembre nella città di Brescia la formazione neofascista Brescia Identitaria terrà un’iniziativa per commemorare il ‘camerata’ Simone Riva, morto in un incidente di montagna l’anno scorso.

Fin qui nulla di riprovevole… Quello che sconcerta e inquieta è l’argomento scelto per la ‘commemorazione’: Origini e sviluppo dello squadrismo nel triennio ’19-’22: esaltazione della violenza e della morte per commemorare la morte stessa. Per completare l’opera, a seguito della conferenza, si terrà anche un concerto con alcune delle peggiori band nazirock del panorama nazionale. Continued…

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[BRESCIA] IN RICORDO DI RENATO BIAGETTI

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CHIAMIAMOLI COL LORO NOME: FASCISTI

Razzismo, xenofobia, odio: sono questi alcuni titoli dei giornali che appaiono in questi giorni commentando quanto accaduto martedì a Fermo nelle Marche. Un giovane nigeriano in attesa di riconoscimento di status di rifugiato viene malmenato da una squadraccia fascista ed il giorno dopo muore in ospedale.

Istituzioni e forze politiche fanno subito a gara per chi ha l’atteggiamento più cauto: il diktat è quello di abbassare i toni. Non si sa se è una aggressione o una lite tra passanti, bisogna lasciare che le indagini facciano il loro corso. L’unica voce fuori dal coro è quella di Don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco, struttura che ospitava Emmanuel. Il prete oltre ad annunciare la costituzione di parte civile della  sua comunità, parla di esplosione di violenza non inaspettata. Solo pochi giorni prima, a 40 chilometri di distanza a San Benedetto del Tronto, erano stati malmenati due bengalesi. E sempre Don Albanesi afferma che anche le rudimentali bombe, solo in parte esplose, collocate sui portoni di alcune chiese della zona tra aprile e maggio avrebbero la stessa matrice. Matrice riconducibile ad ambienti del locale tifo calcistico organizzato e con una cultura razzista e fascista. Il sospettato dell’omicidio di Emmanuel è un noto capo ultrà colpito da DASPO ed appartenente all’estrema destra. Insomma cprendendo spunto dalle deliranti canzoni che hanno animato il Festival nazista di Torri del Benaco dello scorso fine settimana: “spacca, spacca, la testa del negro spacca…” il fascista di Fermo è passato dalle parole alla pratica.

In giro per l’Italia gli episodi di violenza fascista sono molti ma non fanno notizia finché non ci scappa il morto.
Anche Brescia non è immune: la cultura razzista ha trovato il facile terreno dei luoghi comuni dando energia a leghisti e fascisti. “Brescia ai bresciani” è il sodalizio nato in questo contesto e che negli ultimi mesi ha riunificato l’arcipelago nazifascista sotto la bandiera della guerra all’immigrato. Le pratiche sono sempre le stesse: tutti coloro che portano avanti idee di solidarietà e lotte sociali sono i nemici da abbattere. In questo contesto lo scorso marzo è maturato l’assalto squadrista al Circolino di Radio Onda D’Urto nel pieno centro di Brescia, fatto non balzato alle cronache solo perché i compagni se la sono cavata solo con qualche punto si sutura. Ci deve scappare il morto, ribadiamo, per vedere indignazione e prese di posizione ma superato il momento di rabbia collettiva tutto ritorna nell’oblio e i fascisti continuano a fare i fascisti in un quadro di complicità generale. Complicità figlia della cultura della pacificazione storica che favorisce i tentativi di riesumare apologetici simboli come il “Bigio” o che ne mette in mostra altri in strutture pubbliche come è il caso dei busti del Duce a Salò. O ancora si permette lo svolgimento di manifestazioni musicali con la partecipazione dei peggiori loschi ideologi del nazismo di tutta Europa come accaduto a Torri del Benaco sul lago di Garda.

Chi garantisce agibilità politica ai fascisti come accaduto a Collio e sul Garda è complice dell’omicidio di Emmanuel e di tutti quegli atti di violenza che con la manovalanza di molte tifoserie organizzate viene perpretrata ogni giorno. Stesse complicità di chi finanzia mostre ed esposizioni di oggetti utili solo ad esaltare le gesta di un regime sconfitto dalla storia. 

Il fascismo non è un’opinione, è un crimine.

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#NOBOREAL

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