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OTTANT’ANNI DI LOTTA

SANTE NOTARNICOLA, CASTELLANETA (TA)- 15 DICEMBRE 1938
 

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12 Dicembre 1969 La Strage di Piazza Fontana

Domani ricorre l’ennesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. La madre di tutte le stragi è ancora lì che ci ricorda in ogni momento che la lotta con il fascismo non è chiusa. Gli interrogativi di allora sono molti, e tuttora aperti e s’intersecano perfettamente con quelli suscitati dai movimenti fascisti di oggi.

Il proliferare continuo di nuove sigle, gruppi e associazioni di dichiarato stampo fascista è il segno dei tempi e l’osservazione militante un dovere.

Questo governo, con i DDL sicurezza e Pillon ,non solo è connivente con il fascismo, ma ne alimenta e amplifica l’azione a tutti i livelli. L’atteggiamento reazionario e repressivo vuole istituire di nuovo uno stato di polizia e annientare la lotta antifascista e anticapitalista.

Domani sarà pubblicata su Carmilla con il titolo “CHI E’ STATO?” la recensione dell’ultimo dossier di Saverio Ferrari “12 Dicembre 1969 la Strage di Piazza Fontana”. Lavoro che ripercorre la storia politica e giudiziaria della strage e ne sottolinea gli enormi interrogativi ancora aperti, aggiungendo nuove inquietanti informazioni che rendono meno oscuro il quadro delle responsabilità penali, istituzionali e politiche.

Inoltre, la recensione è anche l’occasione di affrontare un nuovo tema: i DO-RA di Varese, questa realtà monitorata costantemente dalla loro costituzione, nel novembre 2012, quando nessuno ne aveva colto per tempo la pericolosità, resa evidentedopo l’intervista rilasciata da Alessandro Limido, che dovrebbe essere perseguito anche per la legge Mancino. Discriminazione all’odio razziale, etnico e religioso, apologia palese del nazionalsocialismo sono gli ingredienti di DO-RA.

Risulta evidente il profilo eversivo dell’associazione, che ha come obiettivo strategico il rovesciamento delle istituzioni democratiche e Antifasciste.

Inoltre DO-RA ammette la volontà di voler riorganizzare il partito fascista e di non poterlo fare subito solo perché adesso non ne ha le forze, ma il progetto è questo.

 

CONTRO LO STATO DELLE STRAGI E DELLA CRIMINALIZZAZIONE DELLE LOTTE SOCIALI

ANTIFASCISMO SUBITO

 

Posted in informazione antifa, storia e memoria.


POLITICA DELL’IMMAGINE: LEGHISMO ETERNO RITORNO DEL FASCISMO

POLITICA DELL’IMMAGINE: LEGHISMO ETERNO RITORNO DEL FASCISMO

8 Dicembre, Festa dell’Immacolata: l’adunata Leghista a Roma è l’attuale culmine dello sviluppo della “politica dell’immagine” leghista. La similitudine con la politica dell’immagine fascista del ventennio è evidente e sconcertante nelle rappresentazioni simboliche, nella loro molteplicità di riferimenti culturali e capacità proteiforme di adattarsi alle contingenze politiche del momento

Il repentino e continuo mutare dell’immagine di massa della Lega e del suo “Duce” è paradigmatico dell’esistenza di opposti e numerosi fronti, che condizionano il modus operandi della proposta dell’immagine leghista, in funzione delle diverse fasi politiche attraversate nell’ultimo ventennio leghista.La politica, e non solo dell’immagine, leghista è condizionata dall’identità del suo destinatario sociale, tale destinatario non è un prototipo immutabile, cambia secondo le congiunture che si susseguono.

Questa dimensione diacronica non permette di definire con precisione la politica dell’immagine della Lega, ma di capire correttamente il disegno storico, la tensione politica finale, così come gli obiettivi strategici ultimi. Questo tentativo di comprensione deve comunque tener conto di quella pluralità di aspetti caratteristici del “sovranismo razzista leghista” e non incorrere in caratterizzazioni troppo unilaterali.

Curiosamente il fascismo si trovò nella medesima situazione e altrettanto abile fu nella politica dell’immagine del partito e del Duce. Alla metà degli anni ’30 il Fascismo rurale”, espressione delle periferie e del provincialismo, le nostalgie “diciannoviste” e il ritorno alle tradizioni originarie, convivevano con il fascismo efficientista e tecnologico, con la modernità che voleva spazzare la via la burocrazia. Quante similitudini con il percorso leghista. Altra cosa fu poi la parabola imperiale e colonialista del fascismo, ma anche qui le similitudini si sprecano, basta volerle vedere. Aspetti diversi che s’intrecciano tra loro e caratterizzano, così come caratterizzarono il fascismo, la politica della Lega. Facce diverse di un fenomeno politico e culturale che costituisce “l’identità leghista” di oggi.     Cultura visiva e politica che aderisce con eccezionale capacità di adattamento all’interpretazione della massa e irretisce parte le classi più colte.

Salvini che imbonisce la piazza con la felpa della “Polizia”, che manda bacini, ringrazia “a nome di tutti gli italiani”, dice “prima gli italiani”, dice “a me interessano gli operai” e sciorina il suo repertorio d’immagine politica usando linguaggi spicci da “strapaese”. I fascisti evocavano “agili manganelli e giustizia speditiva”, anche quelli puri prodotti della sana tradizione popolaresca, salvo poi difendere gli interessi del capitale; infatti, ha incontrato gli imprenditorie si è già messo a disposizione.

Salvini fa un Gazzettino da Strapaese, (che fu una rivista fascista degli anni ’20), cita Martin Luther King, Wojtyla anticomunista, presepe e crocefisso, e ringrazia continuamente il “buon dio”, così come succedeva nel ventennio, quello del Duce. Infatti, nel ’27 dal Gazzettino di Strapaese citiamo questo passo: ” Strapaese è fatto apposta per difendere a spada tratta il carattere rurale e paesano della gente italiana: vale a dire, oltreché l’espressione più genuina schietta della razza, l’ambiente, il clima, la mentalità ove son custodite per istinto e per amore le più rare tradizioni nostre.”

E “Il Selvaggio”, altra testata fascista in occasione di grandi adunate romane pubblica: ” Il fascismo ha avuto il manganello per salvare l’Italia dalla barbarie politica, culturale e intellettuale.”

Ora che l’ampolla del Po è definitivamente rotta e i cocci persi “nell’identità tradizionale italiana”, ora che l’Adunata nazionale si fa nel giorno della madonna, in una piazza con la statua della madonna, e nel nome di Salvini, ogni domanda è retorica, ma ci tocca l’obbligo di farla, di urlarla:

Se questo non è già fascismo, cosa può essere?

L’antifascismo deve essere prioritario e militante a tutti i livelli ora.

 

 

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LEGHISTI E CASTAGNA NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO FASCISMO

Venerdì 30 novembre 2018 il Consiglio Comunale di Brescia è stato chiamato a discutere un’interrogazione della Lega Nord circa lo sgombero delle “casette” occupate a Sanpolino in via Gatti, costruite per gli operai dei cantieri della metropolitana, al termine dei lavori, furono abbandonate e acquisite dal Comune di Brescia. Nell’aprile del 2013, in piena crisi economica e abitativa dovuta alle migliaia di sfratti per morosità incolpevole, alcune decine di persone rimaste senza un lavoro e senza una casa, trovarono un tetto grazie a questo villaggio di container.

 

Doveva essere una soluzione momentanea, ma a cinque anni di distanza il problema è ancora presente nella sua plastica drammaticità. Si sta cercando una soluzione, in stretto contatto con l’Amministrazione Comunale, per dare casa e dignità a chi è costretto ad abitare le “casette, magari qualcosa di simile a quanto concretizzato per gli abitanti dell’Hotel Alabarda e dell’Albergo di via Corsica.   

La sala consigliare è affollata, molti abitanti delle “casette” e compagni/e delle varie Associazioni, tutti sono ansiosi di sentire le argomentazioni dei consiglieri leghisti.

Nell’ultima fila, sedute compostamente quattro persone che stonano con la situazione, sono quattro fascisti, capeggiati da Laura Castagna, che con ghigno sardonico stanno pregustando la soddisfazione di vedere i loro camerati leghisti in azione. Vigili e commessi sorvegliano il pubblico; tra Bordonali, Fantoni, Tacconi e Giori Cappellutti (ha due cognomi sarà nobile?) e i quattro fascisti corrono occhiate d’intesa, come dire: – Adesso vedrete cosa combiniamo!

Sullo scranno centrale il presidente del consiglio comunale Cammarata, a sinistra l’assessore Fenaroli, straniti e sgomenti, scrutano perplessi la sala mentre la consigliera leghista Fantoni, con mano sul petto dice che il suo intervento parte dal profondo del cuore”e che la richiesta di sgombero “con le ruspe” è dolorosamente fatta per tutelare tutte quelle “povere madri bresciane che non hanno i soldi per le medicine dei loro pargoletti”.

La provocazione è evidente, l’indignazione totale, una compagna dell’Associazione Diritti per tuttitenta di aprire uno striscione ostacolata dai vigili, compagni/e del Magazzinogridano:”Vergogna!!!”

Ecco che l’ineffabile Cammaratasospende la seduta e chiede lo sgombero della sala. Nessuno si muove e dopo breve trattativa e reprimenda di Cammarata, che spiega a tutti “le regole aure dell’assemblea e della democrazia”per proseguire la seduta, e cioè che “la forma è sostanza” e si rispetta a prescindere,quindi non si devono interrompere gli interventi, neanche quelli dei leghisti, anche se loro, i leghisti, non rispettano niente. La seduta riprende. I fascisti ghignano, si stanno divertendo.La consigliera Fantonitermina l’intervento con la solita retorica fascista, melensa e spietata, tra i malumori e le proteste di compagni/e. Risponde l’assessore Fenaroli, molto compitamente elenca tutti i fatti e riafferma la volontà del comune di eseguire gli sgomberi appena troverà una soluzione abitativa. In ogni caso la questione “casette” è derubricata dall’azione politica e ricondotta in un atto di ordinaria amministrazione”Nessun commento politico sui contenuti reazionari dell’interrogazione leghista. Nonostante questa risposta accomodante e consolatoria scatta il delirio fascio-leghista.Il consigliere Giori (nei suoi osceni pantaloni principe di Galles beige) attacca frontalmente il tiepido intervento di Fenaroli che alle ruspe contrapponeva la logica dell’integrazione; urla si sbraccia e diventa paonazzo, parte del pubblico urla, la compagna migrante tenta di nuovo di aprire lo striscione.Il consigliere Tacconi, finora rimasto dietro i suoi per consigliarli e aizzarli sottovoce, rompe gli indugi e partecipa al “pasticcio” finale, urlando convulso contro i compagni/e, del resto è un professionista.Bagarre: forza pubblica che interviene, seduta sospesa, pubblico allontanato tra le urla belluine­­­ di Giori, della Castagna e di un’altra fascista che sentenzia -“ se sono senza soldi questi qui (rivolta ai migranti e ai disoccupati), …ma andate a cagare…”. La classe non è acqua.

Più tardi, sul profilo Facebook di Laura Castagna compare questo shoccante post: –“Zecche fatevi una bella doccia prima di parlare, ma una doccia di quelle giuste!” 

Non v’è dubbio che la fascista Castagna alluda alle “docce” in cui sono stati sterminati milioni di persone dal regime nazista. Tant’è che si è scatenata la reazione via web e sulla stampa. La stessa Castagna tenta una rocambolesca retromarcia ma come sempre accade la toppa è peggio del buco. Ecco confezionare frasi di rito tra il paternalismo e la melassa “… sono una donna e una madre di famiglia… “e ancora “…intendevo le docce quelle col sapone…” “…si ipotizza che dalle minacce io possa passare alla violenza…”.

 Verrebbe da dire: non ci sono più i fascisti di una volta! Questi lanciano il sasso e poi non solo nascondono la mano ma piagnucolano come bambini. E’ vero che stiamo parlando di Laura Castagna, “una candidata sindaco a Brescia” che alle elezioni di quest’anno ha preso 571 votipari allo 0,69%.Una scoreggia nell’aria inquinata della città!

Ma è necessarioinquadrarequesta paladina senza arte ne parte. Laura Castagna, classe ’69, residente al Villagio Violino è stata candidata sindaco di Brescia con una coalizione denominata Brescia Italiasostenuta da “Azione Sociale”, di cui la Castagna è Presidente Provincialee da “Forza Nuova”.

Quest’accozzaglia è stata tenuta a battesimo da Roberto Fiorein persona. Insomma, è figlia di Azione Socialedella fascistissima Alessandra Mussolini(nipotina del duce) ora emigrata in altri gruppi, si dichiara Indipendente di Area Lega Nord,e di Forza Nuovadi quel Fiore, condannato per banda armata e associazione sovversiva come capo di Terza Posizione in tutti i tre gradi di giudizio,scappato all’estero e rientrato in Italia nel ‘99 a pene prescritte.

Durante la latitanza ha fatto molti soldi con appoggi dubbi. Rientrato in Italia è ricco e pronto a guidare Forza Nuova. Solitamente il problema dei latitanti è avere fiancheggiatori per sbarcare le giornate, Fioreaddirittura diventa capo di un impero affaristico e amico del leader dell’estrema destra britannica Nick Griffin. Chissà da dove giungono tutti sti soldi? Ma la storia si farebbe troppo lunga e questa non è la sede.Queste le basi politiche della donna e mamma” Castagna, basi fascistissime, sovversive, eversive e finanziate da occulti padroni. La ciliegina sulla torta: la Castagnapartecipa, con altri fascisti bresciani, a suon di cene e foto postate su Facebook, a riunioni con vecchi camerati, residuati bellici, di Avanguardia Nazionale, organizzazione fascista e golpista disciolta nel ’76 per effetto della Legge Scelba. Cene che si svolgono tradizionalmente ogni ultimo giovedì del mese in un locale cittadino, infarcite di simbologia fascista, saluti romani e foto di rito”. E poi c’è la Castagna in versione ultrà, ritratta in numerose foto nel cuore della curva nord dello stadio Rigamonti durante la partita con il Livorno, circondata da elementi del tifo organizzato marchiato Brigata Leonessa. Sodalizio legato a doppio filo con il Veneto Fronte Skinehad. Si, proprio quello dei picchiatori fascisti per antonomasia, quelli a metà strada tra malavita comune, fede calcistica e ideologia nazi-fascista. Insomma una Laura Castagna che si sforza di lavarsi la faccia con acqua e sapone ma addosso le rimane l’intenso color nero delle sue trame: tradizione fascistissima garantita da Azione Sociale, pratica politica garantita da Forza Nuova, connotazione razzista marchiata “Brescia Italia”, nostalgiche velleità sotto il marchio di Avanguardia Nazionale manovalanza pronta a menare con i colori da stadio.                                                  
Ora, in questa situazione sociale drammatica, con il DDL sicurezzache incombe su tutti noi, il decreto Pillonin cantiere, la tracotanza dei fascisti collusi con i leghisti, o viceversa, e il totale sdoganamento del fascismo nostalgico o futuro, sarà sempre più dura.

 

La sostanza (non solo quella della forma come dice Cammarata) è soprattutto negli ideali antifascisti fondanti della nostra costituzione. Sia chiarito ai leghisti che quando devono organizzarsi una claque in consiglio comunale, non possono portarsi i fascisti; non si può tollerare oltre questo balletto di mistificazioni reazionarie. Che anche la Giunta prenda posizione:è ora!

L’antifascismo è militante per forza di cose o non è nulla.

 

 

 

 

 

 

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DELIRIO AUTORITARIO

 E GIUNTA IN VACANZA POLITICA

 Quanto messo in atto sabato 17 novembre a Brescia dalla Questura è un autentico delirio autoritario. Centinaia di agenti in tenuta antisommossa, mezzi blindati, decine di agenti in borghese, carabinieri, guardia di finanza, polizia urbana: mancava solo la protezione civile e i vigili del fuoco. E forse le guardie forestali ma giusto perché si sono militarizzate e assorbite dai carabinieri.

Senza parlare delle ditte di traslochi che hanno sistemato centinaia di transenne e delle aziende addette alla raccolta dei rifiuti che hanno portato via decine di cassonettie reso inutilizzabili centinaia di cestini dei rifiuti. Oppure dei divieti di sosta con rimozione (numerose quelle eseguite). Insomma un dispositivo di sicurezza che faceva presagire chissà quali sommovimenti, moti o incidenti. Invece lo scenario del Quartiere del Centro Storico cittadino, il Carmine ha visto da un lato una grande festa di popolo, un popolo multietnico ed integrato che ha animato per diverse ore via S.Faustino con musica, canti, giochi, colori e buon cibo.

 

 

A poche centinaia di metri 56, dicasi cinquantasei, fascisti, militanti di Forza Nuova, in divisa, inquadrati militarmente, sventolanti bandiere nere e urlanti slogan apologetici e deliranti, conditi da autentiche minacce nei confronti del popolo antifascista. Insomma da una parte i residenti del quartieree le decine di associazioni culturali, artistiche e politiche che hanno sede e operano nello stesso. Dall’altra un manipolodi estranei calati come extraterrestri (o come topi di fogna, poiché sono comparsi e spariti dalla sotterranea metro), solo in parte bresciani, perché a rinforzare le esigue fila c’erano sbandieratori veronesi e milanesi. Da un lato chi rivendicava la voglia di vivere le proprie piazze, le proprie strade, i propri spazi; dall’altra ubbidienti animali dei padroni scortati in loco dagli sbirri in un recintato protetto, dove erano confinati nell’impossibilità d’interagire con la città.

Forza Nuova aveva annunciato un presidio razzista e fascista, “CONTRO DEGRADO E IMMIGRAZIONE”, nella piazzetta della chiesa di S.Faustino, poi prescritto dalla Questura e dislocato a pochi metri nel “budello” di via della Rocca.

Poco importa se poi è stato concesso loro un mini corteo da deportati, in fila per quattro, dalla fermata Metro S.Faustino sino all’inizio della salita del Castello.

Una grottesca rappresentazione di ciò che il fascismo è stato ed è ancora: macismo ebete, violenza, astrazione dalla realtà, retorica sottoculturale, repressione, prevaricazione, militarizzazione.

Nel recente passato la Questura bresciana aveva risolto simili tragicommedie dislocando i presidi neri altrove, lontano dal Carmine multietnico e antifascista. In regime salvinano tutti hanno diritto a manifestare dove vogliono, anche coloro che per propria natura esprimono e professano idee in contrasto con la Costituzione  e con buona parte del Codice Penale. Viene da chiedersi quanto sia costata questa pagliacciata alla collettività? Altresì, ci si chiede dove sia il mega dispositivo militare della questura e dei Carabinieri, quando a notte fonda i neriluridi individui scorrazzano per la città armati di manganelli estendibili, cinture e coltelli a caccia di immigrati e/o antifascisti?

Sarebbe anche utile chiedere al solerte dirigente della Digos che un paio d’anni fa ci spiegava che non era possibile raggiungere in corteo il Monumento alla Resistenza di Corso Magenta perché il centro è storicamente diviso in due: i fascisti nella zona di Piazza Arnaldo, gli antifa al Carmine. Oggi pare che questa dicotomia sia caduta. Certamente non può che farci piacere, perché Brescia è medaglia d’argento alla Resistenza, ma non solo in alcune piazze o vie ma nell’intera città!

E l’intera città ha detto NO in modo forte e chiaro a razzismo e fascismo. Nonostante l’imbarazzante silenzio dell’Amministrazione Comunalee di alcune grandi associazioni e partiti di massa.

 

Ora non appassiona la diatriba su regolamenti e delibere comunali: è un bel gesto politico il regolamento secondo il quale per occupare suolo o sale pubbliche si deve sottoscrivere il rispetto ai principi costituzionali e dei valori resistenziali, ma è facilmente eludibile. Infatti, basta non occupare suolo pubblico con strutture fisse che la questione diventa di sola competenza questurina, quindi risolta.

L’amministrazione comunale, poteva almeno dire qualcosa, anche se non proprio di sinistra, perché i fascisti attaccavano “degrado e integrazione” proprio nel quartiere dove le giunte di centro-sinistra hanno svolto un lavoro di recupero e rilancio urbano e umano.

Un paio di assessori si sono visti in piazza, estremamente attivi a tessere rapporti, ma il silenzio istituzionale è davvero allarmante. Il prossimo appuntamento è già questo sabato: 24 novembre, quando Casa Pound(Clown) chiama fascisti e razzistiin piazza Vittoria per inneggiare  al Bigio. Ci aspetta un’altra giornata di fermezza, partecipazione e militanza antifascista. Non appassionano per nulla le inutili disquisizioni architettoniche e artistiche, le visioni dei sovrintendentie gli abbagli di Del Bono e Castelletti sulla musealizzazione, o la democristiana soluzione di rinviare il tema di vent’anni, sino a fine prestito della statua concessa da Paladino.

Il Bigiogiace nel deposito comunale di via Rose e da lì non deve uscire.

Nessuna ragione artistica può prevaricare il senso di una dismissione avvenuta il 12 ottobre del 1945 a furor di popolo. Se il Bigiofosse stato solo un’opera d’arte o un elemento architettonico i partigiani scesi dalle montagne dopo mesi di guerra, stenti e miseria non avrebbero certo perso tempo ad accanirsi contro un pezzo di marmo.

L’Era Fascista è il nome attribuitigli nel 1932 da Mussolini in persona, che l’esaltò a simbolo dell’intero regime. Quindi la Brescia solidale, medaglia d’argento alla Resistenza, sfregiata dalla strage del 1974 non può e non deve permettere la restaurazione di simboli funesti portatori di lugubri presagi.

 

Lo scorso sabato una marea umana multietnica e festosa ha respinto la presenza fascista, il prossimo sabato bisogna in qualche modo replicare.

Ora e sempre: Resistenza!

 

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IL CARMINE DIVISO TRA “OPPOSTI”

IL CARMINE DIVISO TRA “OPPOSTI” PER I MASS-MEDIA

MA I FASCISTI RIMANGONO FASCISTI

E NOI ANTIFASCISTI

 Sabato17 Novembre il presidio antifascista al Carmine, per impedire l’invasione dei fascisti di Forza Nuova nel quartiere, è stato raccontato dai quotidiani e dalle televisioni in modo quantomeno singolare. La lunare visione giornalistica dei fatti confina il tutto in una questione quasi folkloristica, che non riguarda nessun cittadino per bene, mettendo sullo stesso piano i due mondi ideali agli antipodi: fascismo e antifascismo.

Stupisce la sciatta noncuranza della cronaca, parziale e lacunosa, ma anche in malafede, che mette in risalto i piccoli disagi causati alla città: una parte di quartiere blindato da polizia e carabinieri (molto più numerosi dei fascisti), assembramento dei “centri sociali” e degli “antagonisti” e associazioni varie che hanno illegalmente occupato la piazzetta della parrocchia di via San Faustinoper impedire il presidio di Forza Nuova.

Per il Giornale di Brescia è stato “un tranquillo sabato di protesta”; con naturalezza cita il fascista Spedini che dice: ”… non siamo forza politica da volantino ma militanza che testimonia con i fatti l’impegno da patrioti”. Ricordiamo che Laura Castagna candidata sindaco di Forza Nuova è stata fotografata alle “allegre e virili” cene di Avanguardia Nazionale.

Brescia Oggi se non altro, pur nella consolatoria bonomia del “non ci sono stati scontri”, rimarca l’assurda mancanza di presa di posizione ufficiale dell’amministrazione comunale (il sindaco) e rileva il vuoto politico e istituzionale con la sola presenza dell’assessore Fenaroli a titolo personale.

Per il Corriere edizione bresciana, il Carmine è stato diviso tra “opposti”, il presidio di Forza Nuova smorzato dai centri sociali”, come se il resto del mondo civile non ci fosse stato. Rimarca non la “distanza politica” tra i fascisti e noi, gli “altri”, tutti gli antifascisti, (perché è questa la differenza tra noi e loro), ma quella culturale, la visione della città diversa. Ci racconta il “giornalista” che certo, il quartiere è multiculturale, ma le prostitute, per altro attempate ormai, e anche i travestiti ancora si scorgono per i vicoli. Il presidio di Forza Nuova, ordinato “in fila per quattro”, sottolinea il giornalista, si è poi ordinatamente sciolto.

(Dopo aver urlato slogan che fanno rabbrividire e vomitare diciamo noi).

 

A parte il fatto che i patrioti rupofobici con la “fissazione per il degrado” non erano nemmeno capaci di mettersi in “fila per quattro”, con il loro capomanipoloche urlava ordini con voce maschia e roca:-“ in fila per quattro cazzo!!! Ho detto in fila per quattro”-. Viene da chiedersi: con che occhiali hanno visto la giornata di sabato certi giornalisti? 

Lasciamo stare le televisioni, sono anche peggio

Ma come dice Philip Dick: Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole”.

(da How To Build A Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later)

 Ora dopo tutte provocazioni fascisteche si sono susseguite in città recentemente, la crescente tracotanza che ostentano i gruppi e i partiti di estrema destra e quelli che non dicono di esserlo ma lo sono, sembra che i mezzi d’informazione, i cosiddetti mass-media, abbiano deciso di fare la loro parte per il programma del governo fascio-stello-leghista.

Stanno eliminando dal vocabolario e dalla coscienza e percezione collettiva popolare due parole: fascismo e antifascismo.  Ormai non le usano quasi mai a proposito, è più comodo dire “opposti e antagonisti” e fa più contenti i padroni. Questo è un progetto politico-sociale che è partito da lontano e che oggi vediamo sempre più accettato e concreto nell’indifferenza generale, con la complicità dei mass-media e mettendo sempre più in risalto il termine: sicurezza.

Lo fa il Governo nel tentativo di trovare il nemico ad ogni costo. Lo fanno i fascisti nel loro delirio di guerra contro gli ultimi. Lo fa la Questura esibendo i muscoli con centinaia di uomini in assetto da guerra in modo ingiustificato e sproporzionato, visto che da una parte giocavano i bambini mentre dall’altra vi erano cinquanta sbandieratori sfigati.

 

Stesso delirio securitario registrato nel pomeriggio di domenica, quando la Sezione Anpi Caduti di Piazza Rovetta ha organizzato una visita guidata sui luoghi della Resistenza in Carmine e la Questura voleva presidiare la zona con cellulari e celerini.

Solo la fermezza degli esponenti della sezione stessa ha respinto l’ennesima pagliacciata.

Una domanda sorge spontanea: la solerzia questurina perché non si materializza nei venerdì notte quando i fascisti amano scorrazzare armati sino ai denti in cerca di compagni e/o antifascisti?

 

In ogni caso il significato della parola FASCISMO lo conosciamo bene, per questo siamo ANTIFASCISTI

e anche di questa parola conosciamo bene tutti

i significati politici e culturali!

 

 

 

 

 

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NOI 5000 “ANTIFASCISTI IDIOTI” CHE ABBIAMO SFILATO A TRIESTE CONTRO CASA POUND CON RETE ANTIFASCISTA

 

Pane promesso e retorica, ignoranza e mito del guerriero sono le ricette di casa Pound. La scelta di Trieste e del centenario dell’armistizio della Prima Guerra Mondiale, vittoriosa secondo la più becera narrazione capitalista e fascista, per convocare la manifestazione di Casa Pound è coerente e scontata. Circa 2000 fascisti, super protetti da sbirraglia varia, hanno sfilato portandosi appresso bandiere tricolori, istriane, fiumane e dalmate (mancava la bandiera Ustascia, peccato).

In testa al corteo uno striscione che dice” Difendere l’Italia fino alla vittoria”e altri di uguale intensità e profondità politica e culturale. Ora viene spontaneo chiedersi perché a 100 anni di distanza ci sia ancora qualcuno che abbia un’ignoranza storica così abissale da celebrare ancora una guerra così devastante come un episodio “gioioso e fondante di una nazione (civile?) detta patria?”

Seicentomila soldati sono morti, in combattimento o per le decimazioni e le fucilazioni eseguite dai carabinieri e dai comandanti monarchici, svariate centinaia di migliaia di morti civili per fame, stenti e malattie. Questi dati non si adattano alla retorica trionfalistica della “Canzone del Piave”, questa è la cronaca della guerra imperialista voluta dalla borghesia e subita dal proletariato.E non basta: questa guerra ha consegnato intere generazioni di proletari alla repressione delle lotte operaie e contadine, allo squadrismo fascista al servizio dei padroni.

Eppure per Di Stefano il 4 Novembre è un episodio glorioso, che va commemorato, e di fronte alla bella manifestazione di una Rete Antifascista, entro la quale chiudere a tenaglia ogni rigurgito fascistoide, commenta così: ” (…) una manifestazione contro la nostra, ma dall’altra parte ci sono degli idioti che sono fuori dalla storia. Loro vorrebbero cercare lo scontro…

Che dire? In una realtà politica dove la parola cultura fa “mettere le mani dei governanti alla pistola”, esiste anche la situazione delle destre radicali, che si riempiono la bocca di valori e culture alte, come il patriottismo, l’identità sacra e tutto l’armamentario della propaganda fascista. Si atteggiano a sapienti studiosi della storia, ma sempre con animus pugnandi, come se il destino della società occidentale dipendesse da loro. Sono cresciuti a  pane e retorica, ignoranza e superbia stupida; la cultura, quella si, e anche l’istruzione, dovrebbero “mettere mano alla pistola” ogni volta che i vari Di Stefano, Iannone, Fiore e Meloni aprono bocca.

Tuttavia a Trieste la Rete Antifascista ha portato 5.000 persone, che fuori dalla storia, hanno chiesto di potersi “riappropriare della città e di fermare l’invasione di Casa Pound.

La fascistizzazione della società è partita da lontano e continua correre, ottusa e stolida, convergendo da ogni dove a un punto comune: l’assoluzione del fascismo e la pacificazione storica e morale tanto invocata da Lega e dalla Destra tutta

Minimizzare, come fanno alcuni cosiddetti giornalisti e intellettuali, il fenomeno è folle. Dare spazio politico e legittimazione a queste formazioni politiche, darà mano libera, ancora una volta, al capitalismo e allo sfruttamento selvaggio e minerà i valori fondanti dell’antifascismo.

5000 idioti fuori dalla storia, che manifestano in piazza contro il fascismo, devono diventare 10.000, 20,000, 50.000 e scendere in piazza sempre, ogni volta che un fascista si fa vivo.

No Pasaran!!!

 

 

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