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SPIEDO POPOLARE DI AUTOFINANZIAMENTO

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National socialist black metal a Brescia

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[BRESCIA] PRESENTAZIONE LIBRO

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NUOVA AZIONE CONTRO LA MOSTRA “IL CULTO DEL DUCE” DI SALO’

Stamattina alcuni militanti della Rete Antifascista di Brescia hanno contestato nuovamente la mostra “Il culto del Duce” allestita al MU.SA di Salò.

La Rete Antifascista di Brescia non può esimersi dal ritornare di nuovo sul tentativo di fare di Salò ma anche di Gardone Riviera una nuova Predappio.

Infatti questo percorso, iniziato con qualche “amnesia” anni fa da Roberto Chiarini, animatore del Centro Studi della RSI, è proseguito quest’anno con la mostra “Il culto del Duce”, esposizione di teste di varia foggia di crapa pelata, ovviamente senza adeguata collocazione storica, curata dallo storico di destra Giordano Bruno Guerri, il quale, con grande senso storico e civico, voleva inaugurare la sua creatura il 28 maggio, giornata nefasta per la storia dell’Italia “democratica”, e finanziata dal deus ex machina di Brescia e provincia Marco Bonometti, presidente degli industriali bresciani, fascista dichiarato con vanto (il padre era un fucilatore di partigiani) e potremmo dire ‘mecenate nero’ dello sport bresciano presidente dell’An Brescia pallanuoto e patron occulto del Brescia calcio.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine e a questa tragica galleria dell’orrore si è aggiunta un’altra mostra celebrativa del Duce nella RSI dal titolo “La Repubblica a Salò, i 700 mila e 600 giorni di Mussolini – Battimani e sputi, da piazza Venezia a piazzale Loreto, passando per Salò”. Gli organizzatori sono il Movimento Salodiano Indipendente (MSI) e l’associazione Catarsi.

Più interessanti invece alcuni profili dei curatori: oltre a Angela Covili, Manuel Zaina, autore di numerose lettere ‘revisioniste’ ai quotidiani locali, e soprattutto Gianluigi Pezzali, ex consigliere comunale e ex gestore del Caffè Nero, una breve e fallimentare storia.

Gli organizzatori dicono: ”Crediamo di rendere un servizio nell’auspicata collaborazione, non richiestaci ma doverosa, con il Comune, il Centro studi Rsi e il museo Musa”.

La Rete Antifascista di Brescia vive con estrema preoccupazione questo rigurgito fascista e questa sovraesposizione di cimeli del Ventennio in generale, della Rsi e del Duce in particolare, per due motivi: 1) perché ritiene che questo percorso iniziato tempo fa sotto traccia e proseguito sempre più visibilmente e pubblicamente, grazie anche allo sdoganamento di cui hanno goduto le organizzazioni neofasciste negli anni, sia solo un inizio per poter fare diventare di Salò e del Garda una nuova e lucrosa Predappio grazie al turismo becero, nostalgico e nazifascista, come accade nella cittadina Romagnola; 2 ) perché ritiene che l’esposizione continua senza filtri, per non dire revisionista e senza alcuna storicizzazione è deleteria in quanto a questi mostri si possono approcciare tutti, sia chi è già formato e ha i propri strumenti per vedere, comprendere e giudicare ma anche chi non ne ha, come gli studenti, che ricevono dei messaggi sbagliati o errati di un importante e doloroso periodo della nostra storia e del suo lugubre e dannoso protagonista, il fascismo.

Per questo chiediamo a singoli, associazioni, democratici e antifascisti di opporsi a quest’operazione nostalgia con i mezzi che riterranno più opportuni e aderendo alle nostre iniziative.

L’UNICO ‘CULTO DEL DUCE’ È FINITO A PIAZZALE LORETO!!

RETE ANTIFASCISTA BRESCIA

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LE FORMELLE DELLA MEMORIA… CORTA E MANIPOLATA

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[BRESCIA]: APOLOGIA DI FASCISMO

Sabato 17 settembre nella città di Brescia la formazione neofascista Brescia Identitaria terrà un’iniziativa per commemorare il ‘camerata’ Simone Riva, morto in un incidente di montagna l’anno scorso.

Fin qui nulla di riprovevole… Quello che sconcerta e inquieta è l’argomento scelto per la ‘commemorazione’: Origini e sviluppo dello squadrismo nel triennio ’19-’22: esaltazione della violenza e della morte per commemorare la morte stessa. Per completare l’opera, a seguito della conferenza, si terrà anche un concerto con alcune delle peggiori band nazirock del panorama nazionale. Continued…

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[BRESCIA] IN RICORDO DI RENATO BIAGETTI

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CHIAMIAMOLI COL LORO NOME: FASCISTI

Razzismo, xenofobia, odio: sono questi alcuni titoli dei giornali che appaiono in questi giorni commentando quanto accaduto martedì a Fermo nelle Marche. Un giovane nigeriano in attesa di riconoscimento di status di rifugiato viene malmenato da una squadraccia fascista ed il giorno dopo muore in ospedale.

Istituzioni e forze politiche fanno subito a gara per chi ha l’atteggiamento più cauto: il diktat è quello di abbassare i toni. Non si sa se è una aggressione o una lite tra passanti, bisogna lasciare che le indagini facciano il loro corso. L’unica voce fuori dal coro è quella di Don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco, struttura che ospitava Emmanuel. Il prete oltre ad annunciare la costituzione di parte civile della  sua comunità, parla di esplosione di violenza non inaspettata. Solo pochi giorni prima, a 40 chilometri di distanza a San Benedetto del Tronto, erano stati malmenati due bengalesi. E sempre Don Albanesi afferma che anche le rudimentali bombe, solo in parte esplose, collocate sui portoni di alcune chiese della zona tra aprile e maggio avrebbero la stessa matrice. Matrice riconducibile ad ambienti del locale tifo calcistico organizzato e con una cultura razzista e fascista. Il sospettato dell’omicidio di Emmanuel è un noto capo ultrà colpito da DASPO ed appartenente all’estrema destra. Insomma cprendendo spunto dalle deliranti canzoni che hanno animato il Festival nazista di Torri del Benaco dello scorso fine settimana: “spacca, spacca, la testa del negro spacca…” il fascista di Fermo è passato dalle parole alla pratica.

In giro per l’Italia gli episodi di violenza fascista sono molti ma non fanno notizia finché non ci scappa il morto.
Anche Brescia non è immune: la cultura razzista ha trovato il facile terreno dei luoghi comuni dando energia a leghisti e fascisti. “Brescia ai bresciani” è il sodalizio nato in questo contesto e che negli ultimi mesi ha riunificato l’arcipelago nazifascista sotto la bandiera della guerra all’immigrato. Le pratiche sono sempre le stesse: tutti coloro che portano avanti idee di solidarietà e lotte sociali sono i nemici da abbattere. In questo contesto lo scorso marzo è maturato l’assalto squadrista al Circolino di Radio Onda D’Urto nel pieno centro di Brescia, fatto non balzato alle cronache solo perché i compagni se la sono cavata solo con qualche punto si sutura. Ci deve scappare il morto, ribadiamo, per vedere indignazione e prese di posizione ma superato il momento di rabbia collettiva tutto ritorna nell’oblio e i fascisti continuano a fare i fascisti in un quadro di complicità generale. Complicità figlia della cultura della pacificazione storica che favorisce i tentativi di riesumare apologetici simboli come il “Bigio” o che ne mette in mostra altri in strutture pubbliche come è il caso dei busti del Duce a Salò. O ancora si permette lo svolgimento di manifestazioni musicali con la partecipazione dei peggiori loschi ideologi del nazismo di tutta Europa come accaduto a Torri del Benaco sul lago di Garda.

Chi garantisce agibilità politica ai fascisti come accaduto a Collio e sul Garda è complice dell’omicidio di Emmanuel e di tutti quegli atti di violenza che con la manovalanza di molte tifoserie organizzate viene perpretrata ogni giorno. Stesse complicità di chi finanzia mostre ed esposizioni di oggetti utili solo ad esaltare le gesta di un regime sconfitto dalla storia. 

Il fascismo non è un’opinione, è un crimine.

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#NOBOREAL

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PIAZZA DELLA LOGGIA STRAGE FASCISTA STRAGE DI STATO

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PIAZZA DELLA LOGGIA STRAGE FASCISTA STRAGE DI STATO

A 42 anni da quel piovoso martedì mattina, quando durante una manifestazione sindacale antifascista esplose una bomba collocata in un cestino di Piazza della Loggia provocando 8 morti ed oltre 100 feriti, ha ancora senso manifestare e riempire quella piazza?

Molti ci ricordano che il lungo iter processuale ha finalmente condannato gli esecutori della strage. Altri affermano che le verità storiche sono accertate.

Altri ancora che non dovendo più chiedere verità e giustizia si deve cambiare il senso del 28 maggio trasformandolo in una giornata dei diritti civili.

L’ennesima “giornata” dedicata a qualcosa o a qualcuno nel solco di quella pacificazione tanto cara all’antifascismo del “terzo millennio”, quella pratica che  vede  Brescia come una sorta di laboratorio.

Continued…

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[BRESCIA]: Le formelle della memoria corta e manipolata

da Carmilla on line
Le formelle della memoria corta e manipolata

Pubblicato il 24 maggio 2016 · in Segnalazioni ·

di Rinaldo Capra

Le formelle-copertina Rete Antifascista Brescia, Le formelle della memoria…corta e manipolata – stampato in proprio 2016 – pag. 28

Un anno fa, la polemica sulla rimozione della formella commemorativa del fascista Ramelli dal Percorso della Memoria era solo l’ultima conseguenza di una serie di atti contraddittori e nebbiosi di Manlio Milani e della Casa della Memoria di cui è presidente. I prodromi della piega che stava prendendo Milani, presidente anche dell’Associazione Famigliari Vittime di Piazza Loggia, si erano visti nella partecipazione all’incontro pubblico sulla strage di Piazza Loggia organizzato da Casa Pound nel 2011, creando sconcerto, sdegno e stupore, ma incassando la qualificante solidarietà della Leghista Simona Bordonali, presidente della giunta comunale, e di Paola Vilardi, consigliere comunale Pdl.

 

Nel 2012 parte il progetto “Percorso della Memoria”; i promotori sono: Casa della Memoria, Rotary Club (si dice in odore di Massoneria), Comune di Brescia (giunta Pdl-Lega), Gruppo Locale Bu e Bei (anonimi signori che intendono restare tali), sancito con Delibera Comunale n° 230 2012 e con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica (mirabile la composizione dei promotori). Esso prevedeva la posa di formelle commemorative di tutte le vittime della violenza politica dal 1962, come se la storia repubblicana partisse da lì, a oggi, ordinate in semplice ordine cronologico. Il percorso si snoda da Piazza della Loggia, esattamente dalla Stele che ricorda la bomba, verso la salita al Castello di via Sant’Urbano.

Ecco le finalità, testualmente:
Si ritiene che una collettività, desiderosa di giudicare serenamente una parentesi tragica della propria storia, debba avere il coraggio di ammettere e di ricordare il dolore pagato quale prezzo per sconfiggere la violenza di quegli anni. Questa testimonianza vuole raccogliere in un’unica espressione ciò che è affidato all’episodica rievocazione in manifestazioni deputate.
Raccogliere il tutto in “un’unica espressione” avvicinando, nelle lapidi poste con tanta pompa, vittime e carnefici in nome di una stagione di tolleranza e “serenità” è la manipolazione delle coscienze, assolvendo e riabilitando, senza che ci sia stata nessuna espiazione, i fascisti di ieri e di oggi e i loro folli ideali.

Oggi la questione è ancora viva, bruciante, attuale: Rete Antifascista di Brescia presenta il dossier “Formelle della memoria..corta e manipolata”.
Già la copertina è eloquente: una composizione di quattro articoli de L’Unità, che ci ricordano di altrettanti gravissimi episodi di violenza politica, che sono stati deliberatamente ignorati dal Percorso della Memoria e dei quali sono stati vittime i proletari, gente che lottava per i propri diritti: la strage di Portella delle Ginestre (1947), l’eccidio delle Fonderie Riunite di Modena (1950), gli undici morti ammazzati durante le manifestazioni antifasciste di Reggio Emilia, Licata, Palermo, Catania (1960) e l’assassinio di Giovanni Ardizzone (1962). Ma, come è detto nell’introduzione dell’opuscolo, l’elenco delle vittime immortalate nelle formelle per l’installazione bresciana è esplicitamente ispirato alla pubblicazione Per le vittime del terrorismo nell’Italia repubblicana, curata dalla Presidenza della Repubblica nel 2008 in relazione al primo anniversario dell’istituzione del 9 maggio quale “giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”.

La scelta di partire dal 1962 esclude gli episodi sopra elencati, ma questi sono episodi abnormi di violenza politica della storia repubblicana che hanno condizionato e continuano a condizionare la società, perpetrandosi quotidianamente nelle attuali espressioni repressive dei movimenti. Inoltre Ardizzone è stato ucciso nell’Ottobre 1962, tuttavia ignorato dall’elenco, nonostante rientri in pieno nel lasso cronologico definito.

I proclami del “Giorno della Memoria” recitano di ricordare le vittime: “tutte, qualunque fosse la loro collocazione politica e qualunque fosse l’ispirazione politica di chi aggrediva e colpiva”. In realtà di molti militanti di sinistra ammazzati non vengono neppure citati i nomi, o a volte lo sono in modo errato. Pertanto l’opuscolo proposto dalla Rete Antifascista ricostruisce un elenco preciso e attendibile della violenza di classe, mettendo a nudo il criterio arbitrario e mistificante scelto per il Percorso della Memoria, dove in un clima di revisionismo storico vengono minimizzati i crimini fascisti finanziati, coperti, insabbiati dallo stato e dai suoi servizi.

Si cita, in un documento allegato, Giorgio Napolitano là dove afferma: “(…) se nel periodo da noi considerato, si sono incrociate per qualche tempo diverse trame eversive, da un lato di destra neofascista e di impronta reazionaria, con connivenze anche in seno ad apparati dello Stato [ndr: è talmente palese che non lo si può negare nemmeno in un’opera di revisione storica!], dall’altro lato di sinistra estremista e rivoluzionaria, non c’è dubbio che dominanti siano ben presto diventate queste ultime, col dilagare del terrorismo delle Brigate Rosse”. Ridefinendo così, in un attimo, la percezione della realtà collettiva: lo stato è la tutela della democrazia e i rivoluzionari e i militanti di sinistra sono il male oscuro della società.

Ma è solo quando si è identificato il sottile legame tra verità e mistificazione che può nascere l’inquietudine. Le constatazioni oggettive che ci sbatte in faccia questo dossier suscitano il disgusto, mentre il riso sorge spontaneo davanti all’opposta constatazione dei curatori del Percorso della Memoria che la vita continua comunque e ci serve la pacificazione. Le culture, soprattutto in questo mondo globalizzato, non piovono dal cielo, le relazioni tra esseri umani sono il frutto di lotte di classe e rapporti di forza e cercare di mutarne l’aspetto per renderle socialmente gestibili non ha senso. Si distorce la realtà, l’immaginario comune, rinegoziando continuamente le immagini collettive per creare nuovi feticci come produttori di legami sociali e creare un regime di finzione. Questo appare lo scopo del Percorso della Memoria. Questa modalità di comunicazione demagogica, parziale, mistificatoria, spettacolare e di intrattenimento, definita anche come “infotainment”, non ha neppure bisogno di essere rigorosa e precisa nei suoi riferimenti, perché nessuno andrà a controllare le fonti e l’attendibilità delle affermazioni e la si può gestire come meglio si crede. Quello che a noi sembra sciatteria e omissione non è altro che l’arrogante certezza da parte del regime di avere stipulato un “nuovo contratto sociale” destinato ad attutire lo scontro di classe e creare una nuova coscienza collettiva manipolata.

La lunga serie di imprecisioni, omissioni e mistificazioni sono evidenziate con precisione inesorabile, attenta e minuziosa, ma solo fissandole in un documento pubblico si potrà avere un riferimento concreto, non virtuale e aleatorio della nostra storia. Non per voler correggere un progetto reazionario in sé, ma per ricostruire un dato di realtà storico e riaffermare il valore dell’antifascismo, come del resto ben espresso nella “Lettera Aperta a Manlio Milani”, che precede l’introduzione del volume.

Segue una rigorosa ricostruzione dell’elenco delle vittime, con sorprendenti scoperte, come ad esempio l’esclusione di Luca Rossi, studente assassinato dai fascisti nel 1986, o quella di Tito Tobegia, mitico capo partigiano bresciano, morto in seguito a un’aggressione fascista nel 1968. E ancora tanti altri, perché di sangue proletario e rivoluzionario ne è corso a fiumi, fino a Carlo Giuliani o Samb Modou e Diop Mor, i due lavoratori assassinati a Firenze il 13 dicembre 2011 da un cecchino di Casa Pound e il bresciano di nascita Davide “Dax” Cesare nel 2003.

formelle 1 Commovente l’ultima sezione con la bella poesia di Sante Notarnicola “La nostalgia e la memoria” e quella poesia di Edoardo Sanguineti “Odio di classe” che recita:

Bisogna restaurare l’odio di classe.
Perché loro ci odiano,
dobbiamo ricambiare loro
sono i capitalisti, noi siamo i
proletari del mondo d’oggi,
non più gli operai di Marx o i
contadini di Mao, “ma tutti
coloro che lavorano per un
capitalista […]
al quale la destra propone un libro dei sogni

per informazioni e richieste:
mail: reteantifascista.bs@gmail.com
facebook: Brescia Antifascista
blog: fuochidiresistenza.noblogs.org

Continued…

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[BRESCIA]: NON AVENDO MAI PRESO UN FUCILE TRA LE MANI

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25 aprile a Brescia #carmineresistente

locandina 25 aprile 2016

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FACILI MARTELLI

“Lilly Gruber Bruno Vespa Everardo Dalla Noce
Carmen Lasorella Enzo Biagi Montanelli
spacciano notizie tagliate con salsicce
buone da mangiare tra il banale e l’illegale
immagini mute scritture
effimere presenze che raccontano di niente
gratis nella tua tv davanti seduti e poi sdraiati
morti liberamente prigionieri il tubo catodico al posto dei pensieri
la realtà è l’arte di cambiaria
simulata camuffata rivoltata modellata
becchino col pennino speculi su tutti
per quattro sporchi luridi soldi
pensi alla carriera sei come una bandiera
lecchi il culo al direttore e ti fotti del reale
non credere nei media
non credere nei media
non credere nei media
categorie a rischio
Alti finanzieri loschi trafficanti
banchieri magistrati politici intriganti
strozzini usurai giornalisti e poliziotti
quando uscite per la strada guardatevi negli occhi
vivete calpestando
ma forse un calpestato vi sta pedinando!
siete categorie a rischio”
(‘Categorie a rischio’-Onda Rossa Posse)

FACILI  MARTELLI

‘Metti un venerdì sera…” per le vie di Trento un noto attivista di CasaPound aggredisce a colpi di martello e fendenti di coltello un attivista della Rete contro tutti i fascismi.

A lui la nostra solidarietà militante.

12321221_1745962272338920_8715473255226016070_n‘Metti’ che il giorno dopo sui giornali nazionali non compare nulla, come sempre, non si possono toccare i neofascisti del terzo millennio e più in generale i neofascisti lo dicono tacendo i media e la questura anzi il ministero, la velina a Alfano dipinge i cultori della puncicata e del coltello come dei chierichetti che poveretti reagiscono ‘solo’ se provocati. Peccato che la realtà sia ben diversa e talvolta sono gli stessi pennivendoli a descriverla. Visto che i martelli cominciano a essere un must per i neofascisti, di recente sono comparsi anche a Napoli, dobbiamo dedurre che i nostri abbiano aggiornato il loro motto ‘Libro e moschetto fascista perfetto” con ‘coltello e martello fascistello perfetto’. Continued…

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Un sabato antifascista…

Nella giornata di sabato 2 aprile 2016 militanti della Rete Antifascista di Brescia hanno deciso di dare vita ad “sabato antifascista”. Nel primo pomeriggio sono stati ripuliti alcuni muri dalle scritte fasciste vergate negli ultimi tempi in Val Trompia.

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